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Sicilia in mobilitazione: trasportatori fermano le merci nei piazzali per il caro gasolio
Sicilia in mobilitazione: trasportatori fermano le merci nei piazzali per il caro gasolio
Da domani al 20 ottobre comincia lo stop: nessun blocco stradale ma migliaia di aziende potrebbero lasciare le merci nei depositi per l'aumento dei costi.
Fermo dei trasporti in Sicilia: dal giorno successivo all'annuncio il Comitato trasportatori siciliani, guidato da Salvatore Bella, conferma l'avvio di una protesta che andrà «da domani al 20 ottobre», con molte adesioni previste tra le circa 7.000 aziende del settore. Gli organizzatori chiariscono che non saranno effettuati blocco stradali, ma le merci resteranno nei piazzali, con implicazioni immediate per logistica e distribuzione.
La partecipazione effettiva rimane però incerta: alcune sigle e realtà locali si sono dichiarate fuori, come Confindustria Catania, che ha annullato l'adesione precedentemente comunicata dalla sua sezione Trasporti. Tuttavia, come precisa Giuseppe Bulla, vicepresidente nazionale di Assotir e coordinatore regionale, la decisione finale spetta alle singole aziende, molte delle quali hanno contratti particolari o svolgono servizi considerati essenziali.
I motivi della protesta sono legati al crescente costo del gasolio e a oneri aggiuntivi che stanno gravando sul settore. Secondo Bulla, gli armatori stanno trasferendo sui vettori su gomma il peso dell'imposta ETS (sistema europeo di scambio di quote di emissione). A ciò si aggiunge la riduzione degli incentivi per la continuità territoriale: i contributi "Sea modal shift" sono passati da 240 milioni a 52,9 milioni, con l'azzeramento pratico dell'agevolazione che da 30 centesimi per veicolo-chilometro è scesa a soli 6 centesimi. L'erogazione prevista da agosto tramite la società ministeriale Ram non risulta ancora effettuata: «insomma: beffati due volte», afferma Bulla.
Per ottenere chiarimenti e tutele, Assotir e altre associazioni hanno scritto ai prefetti di Palermo e Catania e ai ministeri competenti, chiedendo interventi immediati. Le sigle firmatarie comprendono, tra le altre, Anita, Cna/Fita, Confartigianato Trasporti, Fai, Fedit, Fiap, Sna Casartigiani, Confcooperative lavoro e servizi, Legacoop produzione e servizi e Unatras. Nel testo delle richieste si sollecita anche un chiarimento dal ministro Giorgetti sulla destinazione delle risorse originariamente previste per il settore.
Le associazioni chiedono inoltre che le Prefetture garantiscano una forma di tutela per quanti decideranno di continuare a operare: attenzione delle forze dell'ordine, misure per consentire il regolare svolgimento dei servizi e protezione contrattuale. Tra i motivi di particolare tutela vengono richiamati i trasporti di derrate alimentari, la consegna di carburanti e la gestione dei rifiuti, ambiti dove un blocco o rallentamento potrebbe avere conseguenze immediate per la cittadinanza.
Restano da definire con precisione i numeri degli aderenti e l'effettiva durata della protesta: il rischio di rallentamenti nelle consegne e di impatti sulle catene logistiche regionali è concreto, ma la natura della mobilitazione — senza blocchi stradali dichiarati — rende gli effetti finali ancora parzialmente valutabili. Le istituzioni locali e i ministeri sono stati messi al corrente delle istanze; la partita ora si gioca sui tempi di erogazione dei contributi e sulle risposte istituzionali richieste dalle associazioni del comparto.
Numeri, responsabilità e prossime mosse
Sul tavolo restano due nodi centrali: la quantificazione degli aiuti non erogati e la loro destinazione, e la gestione dell'impatto operativo per i servizi essenziali. Le associazioni reclamano trasparenza sulla riduzione da 240 a 52,9 milioni e chiedono che la responsabilità venga chiarita pubblicamente da chi gestisce le risorse e da chi ha competenze normative. Nel frattempo, le Prefetture sono state informate e potrebbero essere chiamate a mediare per evitare conflitti e garantire la continuità dei servizi più sensibili.