Il cane che ha visto i Fenici: il segugio dell’Etna che resiste da tremila anni

Dalle monete greche ai conigli sull’Etna, il Cirneco è il cane “di casa” dei siciliani: antichissimo, tenace, fedele a un solo padrone e oggi razza rara da proteggere.

13 febbraio 2026 15:00
Il cane che ha visto i Fenici: il segugio dell’Etna che resiste da tremila anni - Foto: Vignazzi/Wikipedia
Foto: Vignazzi/Wikipedia
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Un cane più antico di molti miti

Il Cirneco dell’Etna è una delle razze italiane più antiche e insieme una delle meno “manipolate” dalla cinofilia moderna: per secoli è rimasto il cane dei contadini e dei cacciatori etnei, non dei salotti. Raffigurazioni di cani con orecchie dritte e muso affusolato compaiono su monete e rilievi siciliani di età greca e punica (Segesta, Mamertini, Selinunte), a testimoniare un tipo canino simile presente sull’isola da almeno 2.500 anni. Studi genetici recenti hanno confermato che il Cirneco è un ceppo ben distinto, con legami stretti con altre razze mediterranee “primitive” ma una firma genetica propria, vicina perfino all’estinto lupo siciliano.enci

Fenici, monete e un tempio sorvegliato da cani

Sulle origini si intrecciano tre fili:

  • l’ipotesi fenicia, che vede marinai e mercanti portare nelle colonie mediterranee cani da caccia dalle orecchie a punta, diffondendo un “tipo podenco” poi adattato ai diversi territori, Sicilia compresa;etnaunlimited

  • l’ipotesi cirenaica, che collega il nome cirneco al greco Kyrenaikòs (“di Cirene”), cioè alla Cirenaica libica, con successivo adattamento linguistico in latino e nei dialetti isolani;wikipedia

  • l’ipotesi autoctona, oggi rafforzata dagli studi sul DNA, che vede il Cirneco come evoluzione locale antichissima, favorita dall’isolamento geografico e da fenomeni come il nanismo insulare riscontrato in molte specie siciliane del passato.assaspa

La leggenda vuole che migliaia di cani simili al Cirneco sorvegliassero il tempio del dio Adranòs alle pendici dell’Etna, riconoscendo i devoti e scacciando i malintenzionati: un mito che fotografa bene il doppio ruolo di questi cani, guardiani e compagni di culto.wikipedia

Agata Paternò Castello, la nobildonna che lo salvò dall’estinzione

All’inizio del Novecento il Cirneco rischia di sparire, schiacciato dall’arrivo di altre razze e dalla perdita delle campagne tradizionali. Nel 1932 il veterinario adranita Maurizio Migneco lancia l’allarme e la giovane baronessa Agata Paternò Castello dei Duchi Carcaci inizia a cercare, uno per uno, i migliori soggetti rimasti tra Aci e Bronte, selezionandoli con l’affisso “Aetnensis”. Nel 1939, grazie al lavoro con il prof. Giuseppe Solaro, l’ENCI riconosce ufficialmente la razza come “Cirneco dell’Etna” e nel 1952 arriva il primo campione italiano di bellezza, Aetnensis Pupa. Il club di razza nasce a Catania nel 1951, segno che la salvezza del Cirneco è una storia tutta etnea, costruita più in campagna che nei ring.wikipedia

Un “primitivo” che caccia sui tagli dell’Etna

Tecnicamente il Cirneco non è un levriero ma un cane di tipo primitivo del gruppo FCI 5, selezionato per cacciare con tutte e tre le armi sensoriali: olfatto, vista e udito. Alto circa 42–50 cm al garrese per 8–12 kg, ha struttura quadrata, muscoli asciutti, orecchie dritte e sottili, mantello fulvo o sabbia corto e vitreo, cuscinetti plantari durissimi per non tagliarsi sulle rocce laviche. Sulle pendici aride e scoscese dell’Etna il Cirneco caccia soprattutto il coniglio selvatico: segue tracce sottili, individua tane, collabora con il furetto e si muove dove altri cani si fermano, facendo cambi di direzione rapidissimi a 40 km/h su terreni che sembrano carta vetrata.pelomatto

Carattere: un solo padrone, mille sfumature

Chi lo conosce lo definisce cane “di una persona sola”: affettivo e leale fino all’eccesso con il proprio umano di riferimento, più distaccato o diffidente con gli estranei se non ben socializzato. È intelligente, indipendente, abituato per secoli a decidere da solo in caccia: questo lo rende brillante ma richiede un’educazione coerente e gentile, basata sul rinforzo positivo, non su metodi duri. In famiglia è vivace, sensibile e spesso dolcissimo con i bambini; con altri cani, se abituato fin da cucciolo, convive bene, ma l’istinto di caccia può riemergere con piccoli animali.cani

Salute, genetica e sfide di una razza rara

Il Cirneco è generalmente robusto, longevo (non sono rari i 15–18 anni) e privo di molte delle patologie ereditarie tipiche delle razze iperselezionate. Studi del 2021–2023 hanno però individuato in alcuni soggetti la presenza della sindrome da mutilazione acrale (AMS), una rara neuropatia dolorifica autosomica recessiva, e hanno messo in guardia sul rischio di consanguineità elevata in una popolazione numericamente piccola. I ricercatori suggeriscono di usare strumenti genomici insieme alle valutazioni morfologiche e di lavoro per mantenere varietà genetica sufficiente, gestendo con attenzione gli accoppiamenti soprattutto nei lineaggi a mantello fulvo‑bianco.um

Oggi in Italia si registrano circa 100–150 cuccioli l’anno, con poco più di una quindicina di allevatori riconosciuti: numeri da nicchia assoluta, che spiegano perché all’estero la razza resti rara nonostante il recente riconoscimento in circuiti come AKC, Crufts e Westminster.enci

Dal vulcano ai ring internazionali, senza perdere l’anima

Da cane “dei conigli” delle campagne etnee, il Cirneco è arrivato a sfilare nei più grandi show cinofili del mondo, vincendo Best of Breed e persino un Best in Show negli Stati Uniti nel 2023. Nonostante questo, la sua identità resta legata a doppio filo alla Sicilia: nel 2021 è entrato nel Registro delle Eredità Immateriali della Regione (REIS), accanto a feste, mestieri e tradizioni considerate parte viva della cultura isolana.wikipedia

Per chi lo sceglie oggi, il Cirneco è un patto: non solo un cane elegante e raro, ma un pezzo di storia mediterranea che continua a correre – tra lava, vento e odore di macchia – come se i secoli non fossero mai passati.razzecinofileitaliane

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