Il segreto sepolto sotto la piazza più antica di Palermo che nessuno guarda più

Piazza della Vittoria, cuore antico di Palermo: mosaici romani, rovine puniche, giardini reali e storie di rivolte, regine e misteri sotto Porta Nuova.

11 febbraio 2026 12:00
Il segreto sepolto sotto la piazza più antica di Palermo che nessuno guarda più - Foto: Jerome Bon/Wikipedia
Foto: Jerome Bon/Wikipedia
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Dove nacque Palermo e dormono i mosaici del tempo

Dietro la maestosità di Porta Nuova e la facciata barocca del Palazzo dei Normanni, c’è una piazza che da millenni assorbe tutto: sangue, silenzio e gloria. Piazza della Vittoria, oggi attraversata dai turisti distratti che fotografano le palme e il traffico, un tempo era il cuore di Panormos fenicia, il ventre da cui nacque Palermo. Qui, dove ora bambini corrono tra i giardini di Villa Bonanno, i Fenici costruirono le case e i Romani, secoli dopo, le mosaicarono come specchi del potere.

Nel 1869, scavando per trapiantare alberi nella nuova Villa Bonanno, le zappe incontrarono la storia: venne fuori un intero quartiere romano, pavimenti a mosaico con delfini, tritoni, figure di atleti e dee. Mosaici splendidi oggi custoditi al Museo Archeologico “Antonino Salinas”, tracce di domus nobili che riflettevano l’opulenza imperiale tra il I e il IV secolo d.C.
Sotto la stessa terra, ancora più in basso, si nascondono tombe puniche e sarcofagi bizantini, strati di civiltà che hanno continuato a sovrapporsi come pagine di un libro mai chiuso. Ogni volta che un albero cade, Palermo svela un pezzo di sé.

Il giardino delle rivolte e delle corone

Durante il Medioevo, l’area fu inglobata nel Cassaro alto, diventando parte dei giardini reali del Palazzo normanno. Le dame arabo-normanne passeggiavano tra aranci e vasche d’acqua scolpite, mentre Federico II – lo “stupor mundi” – si dice amasse sedersi qui a guardare tramontare il sole sulla Conca d’Oro.
Ma Piazza della Vittoria non è solo nobile memoria: nel 1820 fu teatro di rivolte popolari contro i Borboni, da cui prese il nome moderno, in ricordo della “vittoria” dei patrioti palermitani. Ancora oggi, ogni 1° settembre, qualcuno lascia un fiore sotto la statua bronzea che ricorda quei giorni di sangue.

A un passo si erge Porta Nuova, ornata da teste di mori e trofei spagnoli: confine simbolico tra il potere e la città. Guardando verso l’arco, è come scorgere il passaggio fra due mondi — quello visibile e quello sotterraneo, dove dormono ville romane, ossa antiche e vociare di mercati medievali.

Sotto il verde, il respiro segreto di Palermo

Oggi Villa Bonanno, costruita nel 1905 su progetto di Giuseppe Damiani Almeyda, è rifugio di gatti e studenti, ma il sottosuolo narra ancora — e Palermo ascolta solo a metà. Alcuni archeologi del XX secolo parlarono di un “mosaico intatto” mai estratto, coperto nuovamente per proteggerlo. Nessuno sa più con precisione dove si trovi.
Passeggiando tra le aiuole, potresti camminare sopra il salone d’una villa romana o sopra la tomba d’un patrizio fenicio. Le radici di palma affondano negli stessi cunicoli che videro crateri e anfore; le note del traffico si mescolano all’eco di lingue antiche come l’aramaico e il latino.

Sotto Piazza della Vittoria pulsa il cuore sotterraneo di Palermo, dove ogni epoca ha lasciato il proprio fantasma.

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