Vino italiano a rischio: le sfide globali secondo Assovini Sicilia e i produttori italiani

Scopri come dazi e conflitti globali minacciano il vino italiano: rallentamenti, eccedenze e sfide logistiche a rischio! 🍷📉✈️

A cura di Redazione Redazione
12 marzo 2026 10:07
Vino italiano a rischio: le sfide globali secondo Assovini Sicilia e i produttori italiani -
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Vino Italiano a Rischio di Default: La Situazione Attuale tra Dazi e Guerra

Il mercato globale del vino italiano sta attraversando un momento critico, con segnali di rallentamento e prospettive incerte per il futuro. Secondo l’analisi appena pubblicata da Nomisma Wine Monitor, nel 2025 il settore ha subito una flessione vicina al 12% a valore, attestandosi su un giro d’affari di circa 5,5 miliardi di euro. Queste cifre allarmanti sono state commentate da Diego Cusumano, un noto vignaiolo e titolare dell’omonima azienda vinicola.

Una delle principali cause di questa crisi è identificabile nei dazi che penalizzano l’esportazione verso gli Stati Uniti, che segnalano una diminuzione del 2,6% nei volumi e del 6,2% nel valore. Tuttavia, non è solo il mercato statunitense a destare preoccupazione: anche il mercato asiatico è in difficoltà. In Cina, il vino italiano ha registrato un calo di oltre il 15% a valore, mentre in Giappone gli acquisti sono diminuiti del 2,2% in volume e del 1,7% in valore.

In Europa, il Regno Unito, secondo mercato per l’Italia, ha visto un calo delle importazioni di circa il 6% sia a volume che a valore. Anche la Svizzera ha avuto un abbassamento simile, mentre ci sono segnali positivi da Brasile e Corea del Sud, dove le vendite sono in crescita rispettivamente del 3,5% e del 5,3%.

“Questa nuova guerra, che si estende a tutto il Medio Oriente, rappresenta un’ulteriore aggravante per l’export del vino e il made in Italy in generale”, ha spiegato Cusumano, sottolineando che la crisi attuale non si limita ai dazi ed ai prezzi, ma coinvolge anche la logistica e i trasporti. Le catene di approvvigionamento internazionali si stanno restringendo drasticamente, portando a costi di trasporto insostenibili.

In un contesto di incertezze, l’avvicinarsi della vendemmia di agosto solleva ulteriori interrogativi. “Ci chiediamo come gestire le Eccedenze dovute alla forte frenata della domanda estera”, continua Cusumano, evidenziando che, sebbene alcune varietà di vino possano beneficiare di un invecchiamento, l’intero comparto enofood italiano potrebbe subire pesanti ripercussioni.

Matteo Lunelli, amministratore delegato del Gruppo Lunelli e presidente di Ferrari Trento, condivide l’analisi di Cusumano. “La guerra avrà ripercussioni sull’economia globale,” avverte, enfatizzando che il conflitto compromette rotte strategiche, intacca la fiducia dei consumatori e aumenta i costi dell’energia, specialmente in mercati emergenti come gli Emirati Arabi.

Da segnalare è anche l’allerta lanciata da Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini, che ha rivelato: “Abbiamo oltre 40 milioni di ettolitri di vino in giacenza.” Con una nuova vendemmia prevista nella media di circa 50 milioni di ettolitri, il rischio è che si arrivi a una disponibilità complessiva di circa 90 milioni, portando a un’offerta che potrebbe deprimere i prezzi.

La situazione, quindi, è critica e gli attori del settore si trovano a fronteggiare sfide senza precedenti. L’appello alla riflessione e all’azione è chiaro: il futuro del vino italiano è in gioco e necessità di una risposta collettiva per navigare le acque tumultuose del mercato globale.

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