Contratto strappato perché incinta | Il licenziamento per le donne è realtà
Quando la maternità diventa un problema: la tragica storia che circonda molte donne e dei diritti negati sul lavoro.

Il tema del lavoro e della condizione femminile in Italia è uno di quelli che sembra non passare mai di moda, purtroppo per le ragioni sbagliate. C’è sempre questa sorta di tensione tra ciò che dovrebbe essere, cioè pari diritti e opportunità, e la realtà dei fatti, che spesso racconta ben altro. Se da un lato si parla di cambiamenti e di inclusione, dall’altro ci sono episodi che fanno riflettere su quanto ci sia ancora da fare.
Diventare madre: una barriera invisibile
Diventare madre – o anche solo pensare di farlo – per molte donne è come trovarsi davanti a un muro invisibile, ma solidissimo. Invece di ricevere supporto, capita troppo spesso che sia proprio quel desiderio di maternità a diventare una “colpa” agli occhi di chi dovrebbe valutare competenze e risultati. E non si parla solo di piccole aziende o contesti informali: certe storie arrivano anche da grandi realtà, dove tutto dovrebbe essere più strutturato e rispettoso. Ogni volta che salta fuori una di queste storie, si percepisce lo stesso mix di emozioni: rabbia, amarezza, senso di impotenza. Non si tratta solo di licenziamenti o contratti non rinnovati, ma di qualcosa di più profondo. Quando il sistema ti fa capire che il tuo valore scende solo perché sei incinta, non colpisce solo la tua carriera. Colpisce la tua autostima, il tuo senso di sicurezza. E questo non è un problema solo di chi lo subisce: è qualcosa che ci riguarda tutti.
Contratti precari e mancanza di tutele
Il punto è che questa discriminazione, nascosta sotto mille scuse, non è solo ingiusta. È anche miope. Escludere le madri dal lavoro significa ignorare il loro potenziale, le loro capacità, e alla fine si impoverisce l’intero sistema, sociale e produttivo. Questa storia evidenzia anche un altro problema: quello dei contratti precari. Nel caso del racconto, un contratto co.co.co. non le ha permesso di fare ricorso contro l’azienda. La precarietà del contratto l’ha lasciata completamente indifesa. Dopo quell’esperienza, la donna racconta di aver perso fiducia in sé stessa e di non essere riuscita più a trovare un lavoro, con tutto il carico emotivo che questo comporta.
La storia di Francesca: un'esperienza che fa riflettere
Tra le tante storie che emergono, una in particolare ha fatto discutere. È quella di Francesca, che ha descritto come, tornando in Italia dopo anni di studio e lavoro all’estero, si sia trovata di fronte a una realtà inaspettata. Dopo essere stata assunta da un’importante azienda di comunicazione, le cose sembravano andare bene. Poi è arrivata la notizia della gravidanza.
Francesca, nella sua lettera, ha spiegato che inizialmente le avevano detto di non preoccuparsi, ma poco dopo è arrivata la doccia fredda: il contratto, in scadenza a dicembre, non le sarebbe stato rinnovato. La motivazione? Era considerata “meno performante” per via della gravidanza, con la promessa vaga di essere “riconsiderata” in futuro.
Un sistema che deve cambiare
Questo trattamento è purtroppo tutt’altro che un caso isolato. Infatti, secondo i dati ISTAT, oltre il 40% delle donne che hanno figli hanno dichiarato di aver vissuto situazioni discriminatorie nel lavoro a causa della maternità. Questo dato, che è in costante aumento, sottolinea quanto ancora ci sia da fare per garantire pari diritti a tutte le lavoratrici italiane, ma soprattutto per far sì che la maternità non sia un ostacolo alla carriera. La riforma del lavoro, che mira ad introdurre tutele concrete per le donne in gravidanza, sembra essere una necessità sempre più urgente, ma se i dati non cambiano, la lotta per l’uguaglianza continuerà.