Stretto di Messina, l'ipotesi della città sommersa di Telepylos al largo della Sicilia

Al largo della Sicilia è stata individuata una presunta città sommersa: per alcuni sarebbe Telepylos dell’Odissea, ma gli studi scientifici ne mettono in dubbio l’esistenza

A cura di Simona Lo Certo
29 agosto 2025 15:14
Stretto di Messina, l'ipotesi della città sommersa di Telepylos al largo della Sicilia -
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Un curioso studio ha acceso l’interesse degli appassionati di misteri e archeologia: André Chaisson, ingegnere francese, analizzando i dati batimetrici del Mediterraneo ha individuato una struttura regolare a circa 40 km da Portopalo di Capo Passero, nel Sud-Est della Sicilia. A 250 metri di profondità, la formazione appare lunga 17 km e larga circa 4 km, con canali e forme che ricorderebbero una pianificazione urbana. Non a caso, Chaisson ha collegato la scoperta con Telepylos, la città dei Lestrigoni citata nell’Odissea.

Il mito tra Odissea e glaciazioni

Secondo Chaisson, Telepylos sarebbe sorta su un territorio costiero durante l’ultima glaciazione, quando il livello del mare era molto più basso rispetto a oggi. Con la fine della glaciazione e la fusione dei ghiacciai, il progressivo innalzamento delle acque avrebbe portato la città a scomparire intorno all’8600 a.C. L’ingegnere ipotizza inoltre che il Mediterraneo potesse essere stato temporaneamente isolato dall’Atlantico, accentuando l’abbassamento del livello marino. La combinazione tra mito e scienza ha quindi riacceso l’idea di una città perduta sepolta sotto le acque.

Perché l’ipotesi resta improbabile

Tuttavia, la teoria presenta notevoli punti deboli. Gli studi sul livello marino globale indicano che durante l’ultima glaciazione la differenza rispetto a oggi non superò i 130 metri, mentre la presunta Telepylos si trova a 250 metri di profondità. Inoltre, la separazione tra Atlantico e Mediterraneo ipotizzata da Chaisson non è supportata da alcuna evidenza: i due bacini rimasero collegati per tutto il periodo. Infine, 10.000 anni fa non esistevano civiltà tanto avanzate nel Mediterraneo: gli unici resti conosciuti appartengono a comunità di cacciatori-raccoglitori. È quindi possibile che la “pianta urbana” individuata sulle mappe non sia altro che un artefatto dei dati batimetrici. Solo un’esplorazione diretta del fondale potrà chiarire il mistero.

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