Frana a Niscemi, resta alta l’attenzione della Protezione Civile siciliana
Frana a Niscemi, situazione in evoluzione: Salvo Cocina aggiorna cittadini e istituzioni sull’intervento della Protezione civile e sulle misure adottate
La situazione della frana di Niscemi continua a destare forte preoccupazione e resta costantemente monitorata dalle autorità competenti. Nelle ultime ore, il territorio è tornato al centro dell’attenzione per l’evoluzione di un fenomeno che mostra segnali di instabilità crescente, con effetti sempre più evidenti sul tessuto urbano e sulla vita dei residenti.
Il monitoraggio e il ruolo della Protezione civile
Attraverso un aggiornamento pubblico, il Dirigente Generale del Dipartimento regionale della Protezione civile, Salvo Cocina, ha voluto informare cittadini e istituzioni sull’andamento della frana. Il post, intitolato “Niscemi 2’ giorno e ulteriore aggravamento della frana”, sottolinea come il lavoro congiunto tra tecnici comunali, geologi e strutture nazionali e regionali sia continuo e orientato esclusivamente alla tutela della popolazione.
Frana in aggravamento: evacuazioni e nuove misure
È però nel dettaglio dell’ultimo aggiornamento che emerge il quadro più critico. Dopo meno di 24 ore dal primo evento, alle ore 10 si è verificato un nuovo e forte scivolamento verso valle, con un drastico aumento delle pareti verticali della frana: da 7-15 metri fino a 30-45 metri. Diverse abitazioni sono rimaste sospese, risultando ormai inevitabilmente condannate al crollo, così come quelle più vicine alla linea sommitale.
Di conseguenza, su indicazione dei tecnici del Comune e dei geologi del DRPC e del DPC, è stato deciso di ampliare la zona rossa, portando la fascia di rispetto da 100 a 150 metri dal ciglio della frana. Il sindaco ha quindi avviato l’evacuazione di ulteriori 300-500 persone, facendo salire il numero complessivo degli evacuati da 1000 a circa 1500 cittadini.
Il Comune ha allestito, con il supporto della Protezione civile, la palestra comunale per l’accoglienza, anche se molti sfollati stanno trovando sistemazione in seconde case o presso amici. Secondo quanto evidenziato, molte abitazioni potrebbero non essere recuperabili: per questo si valuta una soluzione rapida ed efficace, come l’erogazione di contributi per l’acquisto di case già esistenti, spesso oggi inutilizzate nei centri abitati della zona.