Il giardino di Palermo dove un principe sfidò la natura e nascose un segreto inatteso

A Palermo esiste un giardino nato dall’ambizione di un principe: un luogo romantico che custodisce una curiosità sorprendente e poco conosciuta.

02 gennaio 2026 15:00
Il giardino di Palermo dove un principe sfidò la natura e nascose un segreto inatteso - Foto: l0da_ralta/Wikipedia
Foto: l0da_ralta/Wikipedia
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Un sogno aristocratico diventato il rifugio verde di Palermo

Chi attraversa il Giardino Inglese di Palermo lo percepisce subito: non è un semplice parco pubblico, ma un luogo in cui si sente ancora l’eco di un progetto nato per stupire. Nel cuore dell’Ottocento, quando Palermo si preparava a diventare una capitale moderna, il principe Giulio Fabrizio Tomasi, figura affascinante e coltissima, immaginò uno spazio capace di dialogare con i grandi giardini europei. Non voleva una geometria rigida, né aiuole disegnate con precisione militare: desiderava un giardino “libero”, irregolare, dove la natura sembrasse muoversi da sola.
L’opera fu affidata all’architetto Émile Basile, che scelse un linguaggio ispirato ai paesaggi inglesi, con sentieri sinuosi, alberi disposti in modo apparentemente casuale e piccole alture create appositamente per dare profondità allo sguardo. Passeggiare qui oggi, tra i ficus monumentali, le palme e le radure luminose, significa entrare in un’idea precisa: una natura finta che si finge vera.
Eppure, ciò che colpisce davvero è il modo in cui questo luogo è riuscito a sopravvivere alle trasformazioni della città. Mentre Palermo cambiava volto, inglobando nuovi quartieri e perdendo pezzi della sua eleganza originaria, il giardino ha mantenuto uno spirito suo, quasi sospeso, come se rifiutasse di lasciarsi travolgere dal rumore.

Il parco dove Palermo sperimentò la modernità

A fine Ottocento e nei primi decenni del Novecento, il Giardino Inglese era un punto d’incontro per intellettuali, aristocratici e borghesi che volevano immergersi in un luogo capace di offrire bellezza senza ostentazione. Qui nascevano conversazioni, si scambiavano idee, si osservava la città da una distanza che permetteva di riflettere.
Col tempo, il giardino divenne anche un terreno di sperimentazione botanica: nuove specie, provenienti da altri continenti, venivano coltivate per la prima volta proprio qui. La presenza del viale centrale, dei padiglioni, delle piccole strutture ornamentali racconta una Palermo che provava a mettersi al passo con l’Europa, ma senza rinunciare al proprio carattere mediterraneo.
Oggi il giardino è uno dei luoghi più amati dai palermitani. È uno spazio che non ha bisogno di clamori per essere apprezzato: basta sedersi su una panchina, osservare la luce filtrare tra gli alberi secolari, ascoltare il rumore delle foglie mosse dal vento. In un certo senso, è uno dei pochi luoghi dove Palermo sembra non avere fretta.

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