Il palazzo “impossibile” di Catania: lo Sport Club che trasformò via Sant’Euplio in un qualcosa di assurdo
La storia dello Sport Club di Catania, l’edificio eclettico di gusto gotico-orientaleggiante che un tempo dominava via Sant’Euplio.
Un edificio che sembrava arrivare da un altro mondo
A Catania esistono luoghi che non sono sopravvissuti al tempo ma che, nonostante tutto, continuano a suscitare stupore. Tra questi, uno dei più affascinanti è senza dubbio lo Sport Club, descritto dalla fonte come un edificio in architettura eclettica di gusto gotico-orientaleggiante, un dettaglio che basta da solo a evocare un’immagine fuori scala rispetto alla tradizione edilizia cittadina. La sua presenza in città non era banale: un edificio così particolare, con un linguaggio architettonico sospeso tra suggestioni gotiche e rimandi orientali, rompeva gli schemi e introduceva in pieno centro urbano una nota che doveva apparire sorprendente persino ai catanesi dell’epoca.
La voce della fonte è essenziale, e proprio per questo il contrasto col contesto urbano appare ancora più forte. Lo Sport Club non è ricordato come un edificio qualsiasi, ma come un esempio concreto di quella architettura eclettica che, a cavallo tra Ottocento e Novecento, portò in città forme e decorazioni capaci di mescolare stili lontani. Era un luogo che, già solo alla vista, aveva la forza di distinguersi, e che oggi rimane nella memoria come una presenza di cui è rimasto soltanto il nome.
Il cuore di via Sant’Euplio, tra eleganza e meraviglia
La fonte identifica con precisione la sua collocazione: via Sant’Euplio 168, a Catania. Non un luogo marginale, ma una zona viva, attraversata, carica di storia e stratificazioni urbane. Immaginare un edificio dal gusto gotico-orientaleggiante sbucare proprio in quel tratto significa intuire quanto lo Sport Club dovesse apparire come un luogo quasi scenografico. Il testo non fornisce altri dettagli strutturali, né informazioni sull’interno o sulle funzioni svolte, ma proprio questa essenzialità rende ancora più potente la suggestione lasciata dalla fonte: ciò che rimane è l’identità estetica dell’edificio, quel suo essere eclettico, quel suo richiamare l’Oriente e il Medioevo nello stesso corpo, un ibrido architettonico che oggi apparirebbe quasi visionario.
La scelta del linguaggio formale, così come è riportato, rivela un’intenzione ben chiara: creare qualcosa che non imitasse il contesto catanese, ma che lo scardinasse visivamente. Chi percorreva via Sant’Euplio incontrava un edificio che sembrava trasportato da un’altra città, forse da un altro continente, sicuramente da un’altra idea di architettura. È questo lo spessore che la fonte lascia intravedere: uno spazio che non si limitava a esistere, ma che imponeva la propria presenza.