Il segreto barocco di Trapani: la Basilica che ha rischiato di sparire per sempre

La Chiesa di Sant’Alberto a Trapani custodisce un sorprendente esempio di barocco siciliano dal destino travagliato e unico.

22 gennaio 2026 18:00
Il segreto barocco di Trapani: la Basilica che ha rischiato di sparire per sempre - Foto: Andrea Albini/Wikipedia
Foto: Andrea Albini/Wikipedia
Condividi

Un gioiello di Trapani risorto dopo secoli di silenzio

Nel cuore del centro storico di Trapani, stretto tra vicoli che conservano ancora oggi l’eco della città seicentesca, si cela la Chiesa di Sant’Alberto, un edificio che ha attraversato tempi prosperi, abbandoni dolorosi e rinascite inattese. Quando la si osserva dall’esterno, la sua facciata in pietra chiara inganna: sembra una chiesa discreta, quasi timida, eppure dietro quel prospetto si nasconde un pezzo di storia urbana che pochi trapanesi conoscono davvero.
La chiesa venne edificata tra il XVII e il XVIII secolo, un periodo in cui Trapani stava ridisegnando il proprio volto grazie all’espansione degli ordini religiosi e all’affermazione del barocco siciliano. L’edificio fu affidato ai Carmelitani Scalzi, che gli conferirono un’impronta architettonica tipica della loro spiritualità: sobria all’esterno, sorprendente all’interno. L’impianto è a navata unica, arricchita da decorazioni che, pur senza eccessi, rivelano un gusto raffinato e una padronanza tecnica evidente.
Durante il XIX secolo, però, la storia della chiesa subì una brusca frenata: la soppressione degli ordini religiosi decretò la chiusura del complesso, che venne espropriato e destinato ad altri usi. Da quel momento iniziò un lento declino, fatto di incuria e trasformazioni che snaturarono l’identità originaria dell’edificio. Per decenni, Sant’Alberto divenne quasi invisibile, inghiottita dal tessuto urbano che continuava a cambiare senza di lei.

L’interno che pochi hanno visto e il simbolo del barocco trapanese

Pur avendo attraversato fasi di profondo degrado, la Chiesa di Sant’Alberto conserva ancora alcuni elementi di straordinario interesse. La navata, illuminata da aperture laterali che proiettano fasci di luce irregolari, restituisce un’atmosfera sospesa, come se le ombre raccontassero ciò che un tempo arricchiva l’edificio: altari laterali, apparati decorativi e opere d’arte oggi in parte perdute o trasferite altrove.
Il prospetto principale è un esempio tipico del barocco trapanese: colonne, trabeazioni spezzate, volute e un equilibrio generale che non cede alla teatralità estrema di altre zone della Sicilia, ma preferisce un linguaggio più misurato e allo stesso tempo solido. La facciata che vediamo oggi risale in larga parte agli interventi del XVIII secolo, quando la chiesa fu ampliata e abbellita secondo le esigenze liturgiche del tempo.
Negli ultimi anni, Sant’Alberto è tornata al centro dell’attenzione grazie a interventi di recupero che hanno permesso di restituirle decoro e riconoscibilità. Pur non essendo tra le chiese più frequentate della città, rappresenta una testimonianza concreta del passaggio dei Carmelitani e dell’evoluzione architettonica di Trapani tra Seicento e Settecento. La sua storia tormentata ne amplifica il valore: ogni pietra racconta una stagione diversa, dalle prime fasi di fervore religioso al periodo di abbandono, fino alla lenta ma tenace rinascita contemporanea.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail

Segui Il Fatto di Sicilia