Ponte sullo Stretto di Messina: la coerenza che dovrebbero avere i no-Ponte

Il dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina torna al centro dell’attenzione: costi, confronti con altre opere e le affermazioni diffuse dalla pagina Ponte sullo Stretto di Messina

20 gennaio 2026 10:30
Ponte sullo Stretto di Messina: la coerenza che dovrebbero avere i no-Ponte - Credit foto Ponte sullo Stretto di Messina
Credit foto Ponte sullo Stretto di Messina
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Negli ultimi giorni il dibattito sulle grandi opere infrastrutturali è tornato al centro dell’attenzione, complice un post pubblicato dalla pagina social Ponte sullo Stretto di Messina. Il confronto proposto ha riacceso una discussione mai sopita, che da anni vede posizioni fortemente contrapposte tra favorevoli e contrari.

Il tema non riguarda solo un singolo progetto, ma il modello di sviluppo infrastrutturale del Paese, il rapporto tra Nord e Sud e l’utilizzo delle risorse pubbliche. In questo contesto, il ponte sullo Stretto continua a rappresentare un simbolo, prima ancora che un’opera, capace di polarizzare opinioni e scelte politiche.

Coerenza, infrastrutture e visioni opposte

Secondo i sostenitori dell’opera, la questione non può essere ridotta a uno scontro ideologico. Al contrario, dovrebbe basarsi su dati, costi, benefici e priorità strategiche. È proprio su questo terreno che, da tempo, viene contestata la posizione del fronte del No Ponte, accusato di assumere atteggiamenti incoerenti rispetto ad altre opere già in corso sul territorio nazionale.

Chi difende la realizzazione del ponte sottolinea inoltre come bloccare un progetto non significhi automaticamente liberare risorse per il territorio, ma spesso comporti la loro riallocazione verso altre grandi opere, magari lontane dalle aree che avrebbero dovuto beneficiarne.

Costi, benefici e numeri messi a confronto

Come si legge nel post social di Ponte sullo Stretto di Messina, il ponte sullo Stretto costa molto meno rispetto ad altre grandi opere e garantisce vantaggi decisamente maggiori. Il paragone diretto è con la nuova ferrovia ad alta velocità Salerno-Reggio Calabria, il cui costo complessivo è stimato tra 30 e 35 miliardi di euro, a fronte di un risparmio di circa 90 minuti per il Frecciarossa che già oggi collega Roma e Reggio Calabria.

Il ponte, invece, avrebbe un costo di circa 5 miliardi di euro, che salgono a 13 miliardi includendo le opere accessorie. In cambio, garantirebbe un risparmio di tempo doppio, pari a circa 180 minuti, sullo stesso collegamento ferroviario, con prosecuzione fino a Messina. Da qui l’argomento centrale: un’opera che costa meno ma offre benefici maggiori.

A questo si aggiunge un ulteriore dato spesso richiamato nel dibattito: l’assenza del ponte comporterebbe un danno economico stimato in circa 7 miliardi di euro l’anno per la Sicilia, legato alla condizione di insularità. In questa prospettiva, continuare a rinviare l’opera significherebbe accettare una perdita strutturale che si ripete da decenni. Per i sostenitori del progetto, essere contrari al ponte, alla luce di questi numeri, è una posizione che non regge sul piano logico, soprattutto mentre in altre aree del Paese si realizzano infrastrutture per centinaia di miliardi di euro.

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