Un borgo nato per lavorare la terra e modellato dalla storia: ai confini di Catania
Il borgo di Carcaci, nell’Ennese, custodisce una storia silenziosa e una curiosità sorprendente che affiora tra le case abbandonate.
Il borgo di Carcaci, adagiato sul versante occidentale dei monti Erei, è uno di quei luoghi che sembrano sospesi nel tempo. La strada che porta fin quassù attraversa campi, masserie e silenzi profondi, fino a raggiungere ciò che resta di un abitato che un tempo era vivo, popolato e legato a un sistema agricolo che ha segnato per generazioni la vita dell’Ennese. Camminando tra le case vuote si avverte la presenza di un passato che non fa rumore, ma che resta impresso nelle pietre e nel modo in cui la luce taglia le strade deserte.
Un borgo nato per lavorare la terra e modellato dalla storia
Carcaci nacque come borgo agricolo organizzato attorno a un territorio fertile, dove l’allevamento e la coltivazione erano le due attività principali. Le famiglie che vivevano qui condividevano un ritmo scandito dalle stagioni, e il borgo si sviluppò con una struttura semplice: case basse, cortili interni, piccoli magazzini per la raccolta e spazi comuni utilizzati durante le attività collettive. Era un modello diffuso in molte zone interne della Sicilia, ma Carcaci conservò per lungo tempo una sua identità precisa grazie alla posizione isolata e alla continuità dei suoi abitanti.
Le trasformazioni economiche del Novecento, i cambiamenti nel modo di coltivare la terra e l’abbandono graduale della vita in altura portarono però a un lento svuotamento. Le famiglie iniziarono a trasferirsi altrove, alla ricerca di nuove possibilità. Il borgo non venne distrutto né stravolto: semplicemente, si spense. È questo silenzio intatto a renderlo così particolare oggi, perché nulla è stato ricostruito o adattato a scopi moderni. Carcaci è rimasto com’era, offrendo uno spaccato autentico della Sicilia rurale del secolo scorso.
Un frammento di Sicilia che resiste e parla ancora
Visitare Carcaci significa attraversare un luogo che ha mantenuto un legame forte con il paesaggio circostante. Le colline, il vento e la terra scura continuano a essere gli stessi che vedevano gli abitanti affacciandosi dai loro cortili. L’architettura del borgo rivela dettagli semplici, ma significativi: la disposizione delle abitazioni, la presenza di architravi in pietra locale, l’organizzazione degli spazi esterni che racconta un modello di vita comunitaria ormai scomparso.
L’area è oggi oggetto di attenzione per chi studia i borghi rurali siciliani, perché conserva intatte caratteristiche che altrove sono andate perdute. Ogni edificio, anche se vuoto, restituisce una sensazione di continuità con ciò che è stato, e al tempo stesso permette di comprendere meglio la storia dell’Ennese, fatta di piccoli centri che hanno sostenuto per secoli l’economia delle campagne.