Catania insorge contro la legge AC 48: divieto di macellazione dei cavalli mette a rischio tradizioni e filiere

La proposta che equipara cavalli a cani e gatti scatena proteste a Catania: sanzioni severe, timori per l’economia locale e dibattito politico.

A cura di Redazione
24 febbraio 2026 08:59
Catania insorge contro la legge AC 48: divieto di macellazione dei cavalli mette a rischio tradizioni e filiere -
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Catania è al centro di una polemica nazionale dopo la proposta di legge nota come AC 48, che mira a equiparare il cavallo a un animale d’affezione vietandone la macellazione, la vendita e il consumo alimentare su tutto il territorio italiano. Il provvedimento ha provocato una reazione immediata di ristoratori, cittadini e rappresentanti istituzionali della città, dove il consumo di carne equina è parte integrante di una tradizione gastronomica consolidata.

Sanzioni e impatto economico

Il testo del disegno di legge introduce un regime sanzionatorio definito «draconiano» dai suoi oppositori: multe previste tra 30.000 e 100.000 euro e la possibilità di reclusione fino a tre anni per chi continuasse attività di allevamento a scopo alimentare. Esponenti politici come l’eurodeputato Salvo Pogliese e il deputato regionale Giuseppe Pellegrino hanno criticato la proposta come una «scelta ideologica» scollegata dalla realtà economica locale. I contrari avvertono che un divieto totale rischierebbe di distruggere una filiera legale e controllata, con la possibile proliferazione di macellazioni clandestine e mercati neri che metterebbero a rischio la sicurezza alimentare.

Identità gastronomica e azione politica

A Catania la notizia ha investito la sfera culturale: vie come Plebiscito e piatti come le celebri polpette di cavallo sono considerate parte del patrimonio identitario. La questione è stata portata all’attenzione dell’Assemblea Regionale Siciliana tramite specifiche interpellanze che chiedono deroghe o forme di tutela per le pratiche e i prodotti tradizionali. Mentre il dibattito si concentra a Roma, le istituzioni locali cercano di conciliare la salvaguardia delle tradizioni con il rispetto delle normative nazionali e comunitarie.

Sensibilità animalista e controllo sanitario

Dall’altro lato del confronto c’è una crescente spinta etica: movimenti animalisti e una fetta dell’opinione pubblica sostengono che il cavallo vada considerato compagno di vita, meritevole di tutela giuridica analoga a quella di cani e gatti. La proposta riflette questa trasformazione culturale che privilegia il rispetto per la vita animale rispetto alle consuetudini alimentari. Parallelamente, le autorità locali mantengono un monitoraggio serrato per garantire la sicurezza alimentare; i recenti sequestri di carne non tracciata sono citati come segnali della vulnerabilità del settore e dell’importanza di una filiera trasparente.

Il caso pone al centro una scelta politica e sociale: come bilanciare la tutela crescente degli animali d’affezione con la salvaguardia di attività economiche e tradizioni locali? Il dibattito proseguirà a livello parlamentare con possibili richieste di deroga e interventi di controllo sul territorio per prevenire effetti collaterali non desiderati, come l’emergere di pratiche clandestine che minaccerebbero la salute pubblica e l’economia sana della città.

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