Blitz antimafia a Palermo: 13 arresti contro le famiglie Acquasanta e Arenella

La Guardia di Finanza esegue 13 misure cautelari nel mandamento di Resuttana: 8 in carcere, 5 ai domiciliari; 45 indagati per associazione mafiosa e riciclaggio.

A cura di Redazione
15 giugno 2026 09:59
Blitz antimafia a Palermo: 13 arresti contro le famiglie Acquasanta e Arenella -
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Nella mattinata odierna il Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palermo, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia – Sezione territoriale di Palermo. Sono stati disposti 13 provvedimenti custodiali, di cui 8 in carcere e 5 agli arresti domiciliari; le operazioni sono state condotte con il supporto dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza di Palermo e Napoli.

Dettagli delle indagini

Le misure rappresentano l'esito di indagini complesse sulle famiglie mafiose dell'Acquasanta e dell'Arenella, facenti parte del mandamento di Resuttana. Le investigazioni sono state svolte dal Nucleo Speciale Polizia Valutaria attraverso accertamenti finanziari e patrimoniali, intercettazioni telefoniche e ambientali e le dichiarazioni di plurimi collaboratori di giustizia.

È emerso che i capi delle due famiglie, grazie a una rete stabile di sodali e al potere d'intimidazione derivante dall'appartenenza a cosa nostra, hanno mantenuto la capacità di orientare attività illecite, risolvere controversie e condizionare l'operatività economica e commerciale nei rispettivi territori.

Per la famiglia dell'Arenella le indagini hanno ricostruito modalità di imposizione mafiosa sul territorio: il capofamiglia avrebbe esercitato influenza intervenendo nella risoluzione di controversie e sull'attività di imprese locali, nonché utilizzando società fittiziamente intestate a persone incensurate per il reimpiego di capitali illeciti.

Parallelamente, nella famiglia dell'Acquasanta è stata documentata l'influenza esercitata dal capofamiglia anche sfruttando il regime di semilibertà. Il provvedimento documenta la concessione di licenze premiali sul territorio e l'uso di una fitta rete di sodali deputati a veicolare e moltiplicare le direttive operative.

Le indagini hanno inoltre portato all'accertamento di un articolato sistema di raccolta illegale di scommesse sportive, realizzato tramite l'installazione di punti gioco occulti, la fissazione di quote e la ricezione delle giocate esclusivamente in contanti. Secondo gli investigatori, lo schema aveva il duplice scopo di generare profitti in evasione fiscale e di riciclare proventi derivanti da altre attività illecite.

Sono complessivamente 45 gli indagati per ipotesi di reato che includono associazione mafiosa, favoreggiamento personale, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, reimpiego, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori ed esercizio abusivo di attività di scommesse. Le autorità giudiziarie proseguiranno ora con le attività istruttorie e, se del caso, con ulteriori provvedimenti cautelari o di natura patrimoniale.

L'operazione sottolinea come, nonostante i provvedimenti giudiziari passati, l'azione delle cosche possa riorganizzarsi e consolidare assetti verticistici capaci di condizionare economie locali e attività commerciali, rendendo necessarie indagini coordinate e complesse su flussi finanziari e reti di copertura.

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