Il museo dell'Università di Catania che custodisce tesori sepolti da millenni
A Catania, nel cuore del palazzo Ingrassia, un museo archeologico nascosto raccoglie reperti protostorici, statue greche e monete antiche: eredità di Orsi e Libertini in attesa di essere scoperta.
Nascita da doni di giganti dell'archeologia
Tutto parte nel 1898, quando Paolo Orsi – il re degli scavi siciliani – regala dieci reperti da Megara Iblea al gabinetto di archeologia dell'ateneo catanese, dando il via a una collezione che crescerà piano piano. Guido Libertini la fa esplodere negli anni '20 con acquisti mirati, poi aggiunge ventuno calchi in gesso di statuaria greca da Giulio Emanuele Rizzo tra 1948 e 1950, e recupera una numismatica preziosa donata nel 1783 da monsignor Ventimiglia. Dopo la sua morte nel 1953, dona tutto all'Università: oggetti antichi, biblioteca e passione, trasformando un semplice studio in un ente museale vero e proprio.wikipedia
Reperti che attraversano le epoche
La collezione spazia dal protostorico al tardoantico: ceramiche preistoriche, statue greche in gesso, monete romane e medievali, con pezzi da siti etnei e ionici che raccontano commerci, culti e guerre dimenticate. I calchi di Rizzo catturano marmi perduti di Afrodite e Atena, mentre le monete Ventimiglia illuminano l'economia borbonica. Aperto ufficialmente il 17 ottobre 2015 nella sezione Archeologia del dipartimento di Scienze Umanistiche, è un ponte tra didattica e pubblico, con reperti che escono dai cassetti per lezioni e visite su appuntamento.wikipedia
Da gabinetto a museo universitario vivo
Palazzo Ingrassia, ex sede medica cinquecentesca, diventa cornice perfetta: coordinate precise a 37°30′18.36″N 15°04′40.64″E, tra Biblioteca e Scienze Umanistiche, facile da trovare ma facile da ignorare nel caos cittadino. Non è un blockbuster come il Museo Biscari, ma un laboratorio vivo: studenti ci studiano, professori ci portano ospiti, e appassionati lo scoprono grazie a Wikimedia Commons che mostra foto di vasi e bassorilievi.wikipedia
Patrimonio da valorizzare per Catania
Oggi resta un ente didattico-museale, aperto con orari flessibili per gruppi, ma chiede più luce: eventi recenti lo legano a progetti di divulgazione etnea, sognando tour virtuali o aperture serali per far respirare i reperti al pubblico. Senza clamore, custodisce l'anima archeologica di un'università antica, pronta a stupire chi cerca la Sicilia profonda oltre le cartoline barocche.wikipedia