Sea‑Watch 5, il tribunale di Catania revoca il fermo di 15 giorni: la nave potrà ripartire
Fermo e multa annullati: il tribunale decide dopo il ricorso dell'equipaggio; l'ONG tedesca annuncia il ritorno nel Mediterraneo.
Il tribunale di Catania ha revocato il fermo amministrativo della nave umanitaria Sea‑Watch 5, sospendendo anche la relativa multa e consentendo all'imbarcazione di lasciare il porto dopo quindici giorni di blocco. La decisione arriva in seguito al ricorso presentato dall'equipaggio contro il provvedimento di sequestro e sanzione.
Secondo quanto riferito, i legali e i membri dell'equipaggio hanno sostenuto che durante l'operazione di soccorso nel Mediterraneo la Sea‑Watch 5 ha operato nel rispetto delle normative europee, argomentazione che ha costituito il fulcro del ricorso accolto dal tribunale. L'operazione di soccorso che aveva portato al fermo aveva attirato attenzione internazionale e acceso il dibattito pubblico.
L'ONG tedesca ha commentato la decisione annunciando che "presto torneremo nel Mediterraneo e saremo pronti a supportare le persone in transito"; la dichiarazione sottolinea la volontà dell'organizzazione di riprendere le missioni di soccorso appena saranno risolte le questioni amministrative e logistiche.
Contesto e precedente
La pronuncia del tribunale di Catania arriva quasi nello stesso arco temporale di un altro dispositivo giudiziario: il tribunale di Palermo aveva infatti stabilito ieri che Sea‑Watch dovrà essere risarcita di 76 mila euro, più circa 14 mila euro di spese legali, per il blocco subito nel 2019 in seguito al caso della comandante Carola Rackete. Quel precedente mette in evidenza una serie di contenziosi giudiziari tra le ONG di soccorso e le autorità italiane sul tema della gestione dei salvataggi in mare.
La revoca del fermo da parte del tribunale etneo interrompe temporaneamente l'azione amministrativa che aveva impedito alla Sea‑Watch 5 di operare, ma non chiude eventuali ulteriori sviluppi giudiziari o amministrativi. La vicenda rimane al centro dell'attenzione per gli operatori umanitari, le autorità portuali e le istituzioni europee interessate alla regolamentazione dei salvataggi e alla sicurezza delle rotte nel Mediterraneo.
La decisione del tribunale di Catania, la reazione dell'ONG e il parallelo dispositivo di Palermo delineano un quadro in cui questioni legali, diritti umanitari e politica migratoria continuano a intersecarsi, con impatti immediati sulle capacità operative delle navi umanitarie nel Mediterraneo.