Nisseno, arrestati due usurai: prestito da 35mila euro si trasforma in debito da oltre 120mila

Carabinieri di Caltanissetta: tassi fino al 140% annuo, autoriciclaggio con fatture false e sospetti legami con Cosa Nostra.

30 marzo 2026 08:30
Nisseno, arrestati due usurai: prestito da 35mila euro si trasforma in debito da oltre 120mila -
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Due persone sono state arrestate dai Carabinieri della Compagnia di Caltanissetta con un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. I due, già noti alle forze dell'ordine, sono accusati di usura e autoriciclaggio, entrambe aggravate dal metodo e dall'agevolazione mafiosa, in un'inchiesta che riguarda un imprenditore nisseno del settore trasporti.

I fatti in sintesi

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l'imprenditore aveva chiesto un finanziamento in contanti di 35.000 euro per fronteggiare la crisi economica del 2020 legata alla pandemia. Quel prestito si è trasformato in un incubo: sono stati applicati tassi usurari fra il 137% e il 140% annuo, corrispondenti a rate mensili di 3.500-4.000 euro. Nel tempo la vittima avrebbe versato oltre 120.000 euro, di cui circa 80.000 solo a titolo di interessi, senza riuscire a ridurre significativamente il capitale.

Modalità dell'usura e meccanismi di pressione

Gli accusati, sempre secondo l'accusa, avrebbero imposto condizioni ritenute insostenibili, con penali per ritardi e richieste di vendita di auto o moto per estinguere il debito. Emblematica la tecnica di riscossione descritta dagli investigatori: una banconota strappata a metà consegnata all'imprenditore come elemento di riconoscimento dell'esattore, il quale si presentava con la porzione combaciante.

La vittima, indicano gli inquirenti, si sarebbe trovato in forte soggezione e avrebbe collaborato solo di fronte a riscontri ritenuti inconfutabili, scelta che ha favorito la prosecuzione del meccanismo estorsivo.

Autoriciclaggio tramite fatture false

Per dare apparente legittimità ai flussi di denaro, gli investigatori hanno accertato l'uso di una società amministrata da un complice. Venivano emesse fatture fittizie, tra cui una da 12.000 euro per prestazioni mai rese, con il fine di giustificare bonifici effettuati dall'imprenditore. Una volta accreditati sui conti della società, i fondi sarebbero stati rapidamente prelevati in contanti o trasferiti su carte prepagate, secondo gli elementi raccolti.

Ombra di Cosa Nostra e provvedimenti cautelari

Sull'intera vicenda, secondo gli inquirenti, grava la contiguità di uno degli indagati con la criminalità organizzata nissena e l'utilizzo di modalità di pressione che riproducono schemi tipicamente mafiosi. I due soggetti sono stati notificati del provvedimento direttamente in carcere, dove erano già detenuti a seguito di una condanna in primo grado per un'altra estorsione: rispettivamente a 12 anni e a 8 anni e 8 mesi.

La pervasività del clan è altresì emersa nella recente interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura nei confronti di una ditta di igiene ambientale legata da parentela acquisita con uno degli arrestati. Il Gip ha inoltre disposto il sequestro preventivo dei conti correnti riconducibili agli indagati.

Gli sviluppi dell'indagine, condotta dai Carabinieri su delega della DDA, sono ora al vaglio della magistratura, che dovrà valutare le responsabilità penali e l'eventuale collegamento organico con organizzazioni mafiose locali.

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