Confindustria Catania: caro gasolio e crisi energetica minacciano la sopravvivenza delle imprese
L'associazione lancia l'allarme: costi energetici e accise mettono a rischio filiere e trasporto, chiede misure urgenti al Governo e a Bruxelles.
Catania, 16 aprile 2026 — Confindustria Catania lancia un allarme forte e circostanziato: la combinazione di una crisi energetica e del rialzo dei prezzi del gasolio rischia di compromettere la sopravvivenza di molte imprese locali e di intere filiere industriali.
La presidente Cristina Busi Ferruzzi avverte che non si tratta più di un problema di bilancio ma della stessa continuità dell'impresa: «Il caro carburante e l’aumento dei costi dell’energia agiscono come una tassa insostenibile che colpisce trasversalmente ogni settore». Secondo Confindustria Catania, la Sicilia — che «rappresenta la raffineria d’Italia» e copre circa il 70% del fabbisogno nazionale — subisce paradossalmente i costi più elevati a causa dell’isolamento geografico.
L'associazione stima che lo svantaggio legato all'insularità pesi sulle imprese per oltre 6 miliardi di euro l’anno, pari a circa 7,4% del PIL regionale. Di fronte a questi oneri, le aziende si trovano a dover scegliere tra assorbire perdite rilevanti o trasferire costi sui consumatori, con il rischio di alimentare una spirale inflattiva.
Sotto la lente è finito in particolare il comparto dei trasporti. Sonia Nicosia, presidente della Sezione Trasporti e Concessionarie auto di Confindustria Catania, segnala una situazione di forte instabilità: l'ETS (Emission Trading System) ha inciso fino a circa 500 euro a trailer, mentre l’obbligo di utilizzare carburanti alternativi comporta costi aggiuntivi e problemi di reperibilità. Il risultato è una variabilità continua dei noli, che complica programmazione, budget e stabilità dei prezzi.
La crisi si acuisce in Sicilia dove ogni aumento dei collegamenti marittimi si traduce in maggiori oneri per l’autotrasporto e le imprese. Inoltre, le misure di incentivazione per lo spostamento modale (Sea Modal Shift) sono criticate per la mancanza di criteri di calcolo chiari e tempi certi di erogazione dei contributi, penalizzando chi ha investito nell'intermodalità e nella riduzione delle emissioni.
Richieste e proposte
Confindustria Catania chiede interventi immediati e strutturali. Tra le richieste urgenti figurano il sollecito al Governo affinché si faccia portavoce a Bruxelles per il ripristino del Temporary Framework per la crisi energetica e il riconoscimento formale dello stato di insularità come svantaggio economico compensabile.
Per il breve periodo l'associazione propone misure come crediti d’imposta per i settori più colpiti e la riduzione delle accise, mentre per il medio-lungo termine sollecita strategie per rafforzare la resilienza del sistema produttivo locale e colmare il gap competitivo con il resto d'Europa.
Confindustria Catania ribadisce la necessità di un presidio istituzionale costante per evitare rincari fuori controllo e per garantire regole trasparenti e tempi certi nell'erogazione dei sostegni, elementi ritenuti essenziali per la stabilità delle imprese e la tutela dei posti di lavoro.
Le richieste dell'associazione puntano a mitigare l'impatto immediato della crisi e a introdurre strumenti strutturali che impediscano il deterioramento della competitività territoriale, con l'obiettivo dichiarato di evitare che l'aumento dei costi energetici si tramuti in una fase di chiusura delle attività e di penalizzazione permanente del tessuto produttivo siciliano.