Procura Europea avvia inchiesta su presunta frode Ue: 23 indagati a Palermo, gip respinge misure cautelari

Indagine su progetti finanziati dall'Ue: accuse di truffa, corruzione e falso; il gip ha rigettato le misure, la Procura ha fatto ricorso.

02 aprile 2026 09:43
Procura Europea avvia inchiesta su presunta frode Ue: 23 indagati a Palermo, gip respinge misure cautelari - Credit Unipa
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La Procura Europea ha avviato un'indagine su una presunta frode ai danni dell'Unione Europea che coinvolge 23 persone tra docenti universitari, ricercatori e imprenditori con base a Palermo. Le indagini sono coordinate dai pubblici ministeri Gery Ferara e Amelia Luise, che contestano la rendicontazione di spese in progetti finanziati dall'Ue.

Tra i principali indagati figurano il professor Vincenzo Arizza, direttore del dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche dell'Università di Palermo e responsabile scientifico dei progetti Bythos e Smiling, e Antonio Fabbrizio, collegato alla gestione dell'associazione Progetto Giovani e dell'associazione Più Servizi Sicilia.

I magistrati avevano chiesto misure cautelari per 17 degli indagati; tuttavia il giudice per le indagini preliminari (gip) ha respinto l'istanza dopo oltre un anno e tre mesi e a seguito degli interrogatori preventivi. Il gip ha riconosciuto l'esistenza di gravi indizi, ma ha ritenuto che il tempo trascorso dai fatti rendesse superflue le misure restrittive. La Procura Europea ha impugnato la decisione davanti al Tribunale del Riesame.

Dettagli dell'inchiesta

Le ipotesi di reato, contestate a vario titolo, includono truffa aggravata, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione e falso materiale. Gli accertamenti si concentrano soprattutto sui finanziamenti assegnati al progetto Bythos, finanziato con fondi europei.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, nell'ambito del progetto Bythos sarebbero stati rendicontati costi per attività di ricerca e per l'acquisto di attrezzature scientifiche mai realmente sostenuti. A far scattare l'inchiesta sono state le dichiarazioni di due ricercatori, che avrebbero indicato nomi di docenti formalmente inseriti nei progetti ma che, secondo i testimoni, non avrebbero partecipato concretamente alle attività di ricerca.

Nel meccanismo contestato avrebbero avuto ruolo anche alcuni imprenditori, accusati di essere complici nella simulazione di acquisti e nella creazione di fondi neri destinati a usi non dichiarati. L'obiettivo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato quello di gonfiare artificialmente le spese rendicontate per ottenere maggiori erogazioni dall'Ue.

L'indagine è tuttora in corso e la Procura Europea ha attivato tutte le procedure di impugnazione previste dopo il rigetto delle misure cautelari. Restano valide per gli indagati la presunzione di innocenza e il diritto alla difesa; i passaggi successivi saranno le decisioni del Tribunale del Riesame e l'eventuale prosecuzione dell'attività istruttoria da parte dei pubblici ministeri.

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