Divieto di nutrire i randagi, insorgono associazioni: polemica sul punto 6 dell'ordinanza comunale

Volontari e Partito Animalista chiedono la sospensione del divieto: possibile conflitto con la legge 281/1991 e una sentenza del tribunale di Milano.

A cura di Redazione
13 maggio 2026 12:32
Divieto di nutrire i randagi, insorgono associazioni: polemica sul punto 6 dell'ordinanza comunale -
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Il divieto di nutrire randagi disposto dal Comune ha provocato proteste di associazioni e volontari che da anni si occupano di cani e gatti di strada. L'ordinanza, firmata dal commissario straordinario Piero Mattei, vieta la somministrazione di cibo sui suoli pubblici, provocando tensioni con chi sostiene che il provvedimento metta a rischio la sopravvivenza degli animali.

Al centro della contestazione c'è il punto 6 del documento, che interviene sull'usanza diffusa di lasciare piatti e scodelle per i gatti randagi lungo strade e marciapiedi. Sull'episodio è stata inoltre interpellata l'Azienda Sanitaria Provinciale (ASP), chiamata a esprimersi sugli aspetti sanitari e igienico-ambientali richiamati dall'ordinanza.

Il dirigente nazionale del Partito Animalista Italiano, Carlo Callegari, ha chiesto la sospensione del provvedimento nella parte che vieta la "somministrazione di alimenti di cani e gatti randagi sul suolo pubblico" tranne che per "soggetti autorizzati" o "referenti di colonie feline regolarmente censite". Pur riconoscendo la necessità di mantenere decoro e igiene urbana, il Partito sostiene che la tutela dell'animale passi anche per il diritto al sostentamento garantito da volontari e cittadini impegnati.

Riferimenti normativi e giurisprudenza

Il Partito Animalista invoca la legge 281/1991, secondo la quale non sarebbe possibile vietare la nutrizione dei randagi purché si mantenga pulita l'area interessata. A sostegno di questa posizione viene citata la sentenza del Tribunale di Milano n. 23693 del 30 settembre 2009, in cui il giudice diede ragione a una persona dedita alla nutrizione dei gatti, riconoscendo i felini come animali sociali che si spostano liberamente sul territorio.

Le associazioni e i volontari sottolineano che spesso la somministrazione di cibo è l'unico modo per garantire un minimo di sostentamento a cani e gatti randagi, sopperendo a carenze di strutture o interventi comunali. Per questo motivo si chiede al commissario Mattei di modificare l'ordinanza o di convocare urgentemente un tavolo con ASP e rappresentanti delle associazioni animaliste per trovare una soluzione praticabile.

Al momento non risulta una replica ufficiale da Palazzo Zanca oltre all'adozione dell'ordinanza. La vicenda resta quindi aperta e punta i riflettori sul difficile equilibrio tra esigenze di igiene urbana e tutela degli animali di strada, in assenza finora di un confronto pubblico e regolamentato tra istituzioni e volontari.

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