Suicidio di Stefano Argentino a Messina: la madre scrive a Mattarella, inchiesta su omissioni

Il 26enne accusato del femminicidio di Sara Campanella è morto in carcere; procure apre un fascicolo e dispone l'autopsia.

A cura di Redazione
21 maggio 2026 07:44
Suicidio di Stefano Argentino a Messina: la madre scrive a Mattarella, inchiesta su omissioni -
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Stefano Argentino, 26 anni di Noto accusato del femminicidio della studentessa Sara Campanella (31 marzo 2025), è deceduto per suicidio nel carcere di Messina Gazzi. La vicenda ha generato immediate reazioni pubbliche: la madre, Daniela Santoro, ha inviato una Pec al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiedendo verità e giustizia.

La Procura di Messina ha aperto un fascicolo per omissione in atti d'ufficio e per «morte come conseguenza di altro delitto»: risultano iscritte sette persone nel registro degli indagati e disposta l'autopsia sul corpo del giovane. Queste azioni mirano a chiarire le condizioni e le responsabilità legate al decesso.

Accuse della famiglia e richieste

La famiglia, assistita dagli avvocati Stefano Andolina, Salvatore Catalfo e Giuseppe Cultrera, sostiene che Argentino fosse un soggetto fragile e che soffrisse di episodi di bullismo emersi dagli accertamenti sul suo cellulare. Secondo la madre, il ragazzo avrebbe dovuto essere collocato in isolamento in ragione della tipologia di reato e non inserito tra i detenuti comuni: «È stato dato in pasto», afferma Santoro, riferendo che nell'ultimo colloquio il figlio era «spaventato, veniva ingiuriato e minacciato».

La famiglia riferisce inoltre che sul cellulare di Argentino è comparsa la frase «Questa storia si deve sapere». Da queste informazioni nasce l'appello a ottenere trasparenza, a fare luce sulle presunte negligenze e a garantire la tutela dei detenuti più vulnerabili. Santoro chiede che emerga la verità e che non ci siano altri «Stefano» lasciati senza protezione.

Le autorità penitenziarie e la Procura sono ora chiamate a chiarire i fatti attraverso l'autopsia e le indagini: saranno valutate eventuali responsabilità istituzionali e procedure interne al carcere. Al momento non risultano dichiarazioni ufficiali da parte dell'amministrazione penitenziaria su dettagli operativi o misure adottate prima del decesso.

La vicenda riapre il dibattito pubblico sulla gestione dei detenuti fragili, sui protocolli di tutela e sull'efficacia delle misure previste quando si tratta di reati particolarmente gravi. La famiglia ha annunciato che non si fermerà finché «chi è colpevole non si renda reo confesso», auspicando che l'inchiesta e l'autopsia forniscano risposte ai molteplici interrogativi posti dall'accaduto.

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