Coldiretti in piazza a Palermo: protesta contro i traffici che affossano grano e olio siciliano
Blitz davanti alla Prefettura: Coldiretti denuncia grano pagato 0,19 €/kg, perdita di 10mila ettari e chiede controlli e divieto di vendita sotto costo.
Coldiretti Sicilia ha organizzato stamattina un blitz davanti alla Prefettura di Palermo, in contemporanea con manifestazioni in altre città italiane, per denunciare i presunti trafficanti che starebbero «affossando» il grano e l'olio siciliano. Al centro della protesta la denuncia, rilanciata dall'associazione, di offerte di acquisto del grano a 0,19 euro al chilo, definite dalla sigla "vergognose".
Secondo Coldiretti Sicilia, il confronto tra prezzo del grano e prezzi al consumatore è emblematico: la pasta viene venduta intorno ai 2 euro e il pane a circa 3 euro, e dall'associazione sono stati forniti calcoli esemplificativi degli incrementi percentuali rispetto al prezzo del grano. Queste cifre, ha sottolineato Coldiretti, rendono insostenibile la sopravvivenza economica degli agricoltori.
L'associazione cita un'analisi basata sui dati ISTAT che, sempre secondo Coldiretti, documenterebbe la perdita di oltre 10.000 ettari di superficie coltivata in Sicilia negli ultimi dieci anni, con un progressivo ridimensionamento di una delle produzioni locali di eccellenza.
Fra le accuse mosse dalla sigla c'è il ricorso a pratiche di frode e alterazione dell'origine: Coldiretti contesta che grano straniero venga fatto passare per prodotto italiano, talvolta utilizzando la nozione dell'ultima lavorazione sostanziale prevista dal codice doganale, che l'associazione chiede di eliminare per tutti gli alimenti.
Sul fronte dei controlli, Coldiretti chiede verifiche a tappeto lungo tutta la filiera e proposte l'utilizzo di tecnologie avanzate per l'accertamento dell'origine, citando in particolare la risonanza magnetica nucleare (NMR) come strumento utile per le analisi. L'associazione sollecita inoltre l'applicazione della normativa contro le pratiche commerciali sleali, con l'effettiva applicazione del divieto di vendita sotto il costo di produzione.
La protesta si è estesa anche alla difesa della salute dei consumatori: Coldiretti ha puntato il dito contro l'importazione di grano che, a loro avviso, sarebbe essiccato con l'uso di diserbanti come il glifosate nel paese d'origine. L'associazione sostiene che, se in Europa è vietato utilizzare tali prodotti per seccare il grano, non sia accettabile permetterne l'ingresso nel mercato nazionale senza applicare il principio di reciprocità.
Anche il comparto dell'olio d'oliva è finito nella denuncia: Coldiretti segnala quotazioni in caduta libera per l'olio siciliano, con prezzi in campagna e sul mercato tra i 4 e i 5 euro al litro, mentre nella grande distribuzione sarebbero presenti offerte di prodotto straniero a prezzi molto bassi. L'associazione avverte che il consumatore, acquistando olio estremamente economico, può mettere a rischio sia la qualità che la salute.
Coldiretti Sicilia ha depositato un documento con proposte e richieste presso l'ufficio del Prefetto di Palermo, chiedendo l'adozione delle misure indicate per arginare speculazione, frodi e gare al ribasso che penalizzano produttori e consumatori. L'associazione ha chiesto controlli più severi, strumenti analitici e l'applicazione delle norme esistenti per proteggere origine, qualità e reddito degli agricoltori.
Richieste avanzate da Coldiretti Sicilia:
Applicazione rigorosa del divieto di vendita sotto costo di produzione e contrasto alle pratiche sleali.
Controlli capillari sulla tracciabilità e sull'origine del grano e dell'olio, anche con tecnologie come la NMR.
Cancellazione della regola dell'ultima lavorazione sostanziale nel codice doganale per evitare frodi sull'origine.
Applicazione della reciprocità per impedire l'ingresso di prodotti trattati con diserbanti vietati in Europa.
La protesta di oggi rilancia il conflitto fra le esigenze di tutela del reddito agricolo e la pressione dei prezzi nei canali di vendita: Coldiretti Sicilia chiede misure immediate per arginare quella che definisce una speculazione che danneggia produttori e, secondo l'associazione, espone anche i consumatori a rischi legati alla qualità e alla sicurezza degli alimenti.