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Caltagirone, lettere con baci e profumo: così la droga entrava in carcere nel blitz 'Oltre al Villaggio'
Caltagirone, lettere con baci e profumo: così la droga entrava in carcere nel blitz 'Oltre al Villaggio'
La Squadra Mobile smantella un gruppo legato al clan Cappello-Bonaccorsi: missive apparentemente romantiche nascondevano stupefacenti.
Il blitz investigativo denominato "Oltre al Villaggio" ha ricostruito un sistema di introduzione di droga nelle carceri siciliane basato su lettere apparentemente ordinarie: buste affrancate, mittenti femminili fittizi e persino baci al rossetto e spruzzi di profumo per eludere i controlli. L'operazione, condotta dalla Squadra Mobile, ha colpito un gruppo di giovani leve ritenuto collegato al clan Cappello-Bonaccorsi.
Metodo e intercettazioni
Secondo le carte dell'inchiesta, gli indagati detenuti inviavano istruzioni ai sodali in libertà per l'invio di missive contenenti piccoli quantitativi di sostanze stupefacenti: indicare nomi di terzi come destinatari, far sembrare la lettera una corrispondenza romantica e usare il trucco del profumo e del bacio di rossetto. A luglio 2023 una intercettazione ricostruita dal GIP Dorotea Catena registra il dialogo tra Sebastiano Miano e Orazio Guerino, in cui Miano consiglia: «Procuri un rossetto, te lo metti in bocca e gli stampi i baci nel foglio... metti il nome e cognome di una donna, hai capito? Il mittente».
L'episodio documentato mostra come la combinazione di elementi scenografici (profumo, bacio) e dati anagrafici falsi servisse a dare alla corrispondenza un'apparenza genuina e a ridurre il rischio di accertamenti mirati da parte del personale carcerario.
Altri stratagemmi emersi nelle indagini includono precedenti tentativi di introdurre droga mediante alimenti "imbottiti": i fascicoli parlano di calamari "imbottiti" e di una salsiccia che avrebbero varcato i controlli con la complicità, secondo gli investigatori, di un dirigente medico e di un avvocato compiacente.
Il metodo delle lettere non è stato confinato a un solo istituto: gli investigatori riferiscono che lo stesso copione si è ripetuto dopo i trasferimenti del detenuto Miano nelle carceri di Termini Imerese e Agrigento, segnalando una rete organizzata capace di adattarsi a diversi contesti penitenziari per continuare il traffico di droga.
La ricostruzione degli inquirenti si basa su numerose intercettazioni e sull'analisi delle conversazioni tra detenuti e facilitatori esterni. Le carte descrivono come venissero fornite anche le generalità di terzi da indicare nei mittenti, per rendere le missive credibili e superare i controlli postali e del personale.
Il caso solleva interrogativi sulla sicurezza penitenziaria e sulla vulnerabilità dei canali di corrispondenza ordinaria, dove anche un semplice foglio di carta può trasformarsi in veicolo di stupefacenti. Le indagini proseguono e le accuse formali, nonché le eventuali responsabilità del personale esterno, sono oggetto di approfondimento giudiziario.