Catania, 42 piazze di spaccio: la Commissione antimafia lancia l'allarme

Sparatorie in mezzo alla folla e 160 kg di cocaina sequestrati in sei mesi: la città è centro di smistamento controllato da famiglie mafiose.

A cura di Redazione
07 luglio 2026 08:19
Catania, 42 piazze di spaccio: la Commissione antimafia lancia l'allarme -
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La Commissione regionale antimafia descrive Catania come una città dove il traffico di droga domina il tessuto criminale: sono state censite 42 piazze di spaccio note e controllate da famiglie mafiose, che mantengono il controllo con continuità generazionale. Secondo il presidente Antonello Cracolici, nelle vie del capoluogo etneo si registrano sparatorie in mezzo alla folla e un'escalation di violenza legata alla competizione per il mercato degli stupefacenti.

La relazione evidenzia dati che preoccupano: nella prima metà dell'anno la sola Polizia ha sequestrato 160 kg di cocaina, lo stesso quantitativo che era stato intercettato nell'intero anno precedente. Gli inquirenti stimano che a ogni chilo sequestrato corrispondano centinaia di chili immessi sul territorio, rendendo Catania il centro di smistamento per tutta la Sicilia orientale, con conseguenze sociali aggravate dall'uso di crack e altre droghe devastanti.

Minacce emergenti: armi e carceri

La Commissione ha posto l'accento anche su altri fattori di rischio: un aumento nell'approvvigionamento di armi, con segnalazioni di pezzi che sarebbero armi da guerra, e il problema delle carceri, definite dallo stesso Cracolici una «groviera». Dalle sezioni detentive, secondo la relazione, avviene ancora un esercizio di comando verso l'esterno grazie a telefonini e canali illeciti di comunicazione, alimentando il controllo criminale fuori dalle mura penitenziarie.

Indagini, prevenzione e richiesta d'intervento statale

Gli inquirenti, ha riferito la Commissione, non «navigano a vista»: intercettazioni e videosorveglianza hanno permesso di ricostruire movimenti e reti sul territorio. Tuttavia la Commissione chiede di alzare il contrasto sia sul fronte preventivo sia su quello repressivo e annuncia l'intenzione di sollevare al ministero la questione della funzionalità del sistema giudiziario, incluse le riforme annunciate come il tema del gip collettivo, per garantire la certezza della pena.

La delegazione ha infine sottolineato la necessità di un'azione coordinata: politiche locali per arginare il degrado sociale, interventi nelle scuole e sostegno ai Comuni devono procedere insieme alle attività investigative e repressivi. La Commissione si è impegnata a promuovere un fronte comune tra istituzioni per frenare la recrudescenza della violenza e il radicamento delle organizzazioni mafiose.

Un quadro, quello presentato in prefettura, che fotografa una città sotto pressione, dove la diffusione della droga, la disponibilità di armi e le falle del sistema penitenziario vengono segnalate come elementi che richiedono interventi urgenti e coordinati a livello locale e nazionale.

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