Catania: via libera alla giustizia riparativa per Martina Patti, percorso con vittima surrogata

La Corte d'Assise d'Appello di Catania ammette Patti al programma riparativo: nessun confronto con la famiglia di Elena, incontri con una vittima surrogata.

A cura di Redazione
07 luglio 2026 11:51
Catania: via libera alla giustizia riparativa per Martina Patti, percorso con vittima surrogata -
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La Corte d'Assise d'Appello di Catania ha deciso di ammettere Martina Patti al programma di giustizia riparativa, disponendo però che il percorso non preveda un incontro con i familiari della vittima ma con una "vittima surrogata". I giudici hanno ordinato l'invio dell'imputata al centro territoriale competente e chiesto ai mediatori di trasmettere alla corte comunicazioni sullo stato e sui tempi del programma entro il 13 settembre 2026.

Il fatto e il procedimento

Il procedimento riguarda l'omicidio della piccola Elena Del Pozzo, uccisa il 13 giugno 2022 a Mascalucia. La bimba, che avrebbe compiuto nove anni il 12 luglio, fu ritrovata in alcuni sacchi neri in un terreno di sabbia lavica. Martina Patti confessò il delitto dopo aver inizialmente depistato le indagini sostenendo un falso rapimento; il corpo fu scoperto dai carabinieri a pochi passi dalla villetta in cui madre e figlia vivevano.

La donna era stata condannata in primo grado a 30 anni di reclusione; il processo di appello è in corso. Nell'ultima udienza la presidente Giuliana Fichera ha letto un'ordinanza motivata con cui la Corte ha accolto l'istanza dei difensori, gli avvocati Tommaso Tamburino e Gabriele Celesti, nonostante il parere contrario del sostituto Pg Agata Consoli e dell'avvocato di parte civile Barbara Ronsisvalle, che rappresenta il padre Alessandro Del Pozzo e i nonni paterni della bambina.

Cosa prevede la decisione

La Corte ha richiamato la normativa e la giurisprudenza sulla giustizia riparativa, sottolineando che l'accesso al programma è volontario e che esso può essere svolto anche con una vittima "aspecifica" o surrogata, cioè con una persona offesa da un reato diverso. I giudici hanno ritenuto irrilevante, in fase di ammissione, la mancanza del consenso della parte offesa, richiamando precedenti della Suprema Corte in materia.

Nel motivare l'accoglimento, la Corte ha indicato tre presupposti ritenuti sussistenti: l'assenza di pericolo per l'accertamento del fatto-reato (Patti ha già confessato), l'assenza di rischio di vittimizzazione secondaria per i familiari della vittima e l'utile prospettiva di reinserimento sociale per l'imputata, che ha 28 anni. I giudici hanno evidenziato la possibile funzione responsabilizzante del percorso e la sua utilità nel promuovere la rielaborazione del delitto e la consapevolezza delle conseguenze.

La Corte ha disposto che i mediatori individuino il centro che organizzerà gli incontri, i quali si svolgeranno all'interno del carcere dove Patti è detenuta. La prossima udienza è fissata per il 14 settembre, durante la quale verranno comunicate le informazioni sul centro incaricato; i mediatori dovranno aggiornare la Corte entro il termine indicato del 13 settembre 2026, segnalando l'urgenza data la custodia cautelare dell'imputata.

L'ammissione al programma non sospende il processo d'appello: la Corte continuerà ad ascoltare le parti e a pronunciarsi sul merito del ricorso. Il difensore Tamburino ha dichiarato che l'ordinanza «una delle prime in questa materia in Italia» potrà fare giurisprudenza, mentre la parte civile e la Procura avevano espresso contrarietà all'istanza.

La decisione riapre il dibattito pubblico sul ricorso alla giustizia riparativa nei reati più gravi: se da un lato la Corte sottolinea la finalità di responsabilizzazione e di ricomposizione della frattura sociale, dall'altro resta forte l'opposizione dei familiari diretti della vittima e la sensibilità etica e giuridica verso i limiti di questi percorsi nei casi di infanticidio. Il provvedimento, definito dai giudici come potenzialmente utile per il reinserimento, sarà seguito ora dall'attuazione pratica da parte dei mediatori e dal prosieguo del processo d'appello.

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