Mitragliatore rubato al carcere di Bicocca: quattro arresti a Catania, coinvolto un agente penitenziario

Le indagini collegano il furto dell'M12 nel carcere di Bicocca a un agente penitenziario e a una rete familiare; selfie sui social hanno tradito gli indagati.

A cura di Redazione
17 luglio 2026 10:07
Mitragliatore rubato al carcere di Bicocca: quattro arresti a Catania, coinvolto un agente penitenziario -
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Alle prime luci dell'alba di oggi la questura di Catania e la polizia penitenziaria di Palermo hanno eseguito quattro arresti su disposizione del gip del tribunale etneo. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di peculato, detenzione e porto abusivo di armi da guerra e comuni da sparo, nonché di detenzione e spaccio di stupefacenti in concorso. L'operazione è stata condotta dalla squadra mobile di Catania con il coordinamento del Servizio centrale operativo e del Nucleo investigativo regionale della polizia penitenziaria.

Le indagini

Al centro dell'inchiesta c'è il furto del mitragliatore M12 e delle relative munizioni, sottratto nel luglio 2024 dall'interno dell'istituto penitenziario di Bicocca. Dalle indagini è emerso che un agente della polizia penitenziaria, che per ultimo aveva avuto accesso all'arma, è stato arrestato questa mattina. Secondo gli investigatori, l'agente avrebbe prima cercato di contribuire al recupero dell'arma e poi indirizzato le indagini verso una donna con precedenti penali.

L'attività di polizia giudiziaria si è avvalsa di attività tecniche, dichiarazioni raccolte e l'analisi dei tabulati telefonici, che hanno consentito di chiarire il reale coinvolgimento dell'agente nel furto e di far emergere una rete di reati in materia di stupefacenti riconducibile alla donna e ai suoi familiari. Uno dei figli della donna era già stato sottoposto a fermo il 29 aprile dello scorso anno, ritenuto il destinatario finale dell'arma sottratta; il mitragliatore è stato poi effettivamente rinvenuto nei pressi dell'abitazione di famiglia durante l'esecuzione del provvedimento.

Elementi chiave dell'indagine sono stati forniti dall'analisi degli account social: gli investigatori hanno individuato fotografie in cui due componenti del nucleo familiare si ritraevano imbracciando armi, inclusa la stessa pistola mitragliatrice sottratta dal carcere di Bicocca. Le immagini condivise sui profili online hanno quindi rappresentato una prova visiva significativa per collegare il reperimento dell'arma ai membri della famiglia.

Le intercettazioni telefoniche hanno inoltre fatto emergere il coinvolgimento di un'altra persona, all'epoca detenuta nel carcere di Piazza Lanza, ora raggiunta da una nuova misura cautelare. L'inchiesta prosegue per definire ulteriori responsabilità e possibili collegamenti con altri episodi criminali.

Le autorità hanno contestato ai destinatari del provvedimento reati gravi che includono il peculato (per la sottrazione dell'arma dall'interno dell'istituto penitenziario) e reati connessi alla detenzione e al porto di armi da guerra. Al momento gli inquirenti non hanno escluso ulteriori sviluppi e altri provvedimenti potrebbero essere adottati al termine delle attività tecniche in corso.

Gli enti coinvolti nelle misure hanno sottolineato la rilevanza della collaborazione tra forze di polizia e l'utilità delle indagini tecnologiche e dei social media per ricostruire la catena di custodia e i canali di occultamento dell'arma. Il caso riapre inoltre il tema della sicurezza interna nelle strutture penitenziarie e dei controlli sul materiale d'arma in dotazione.

I fascicoli sono ora al vaglio della Procura etnea, che coordina le attività per la chiusura dell'inchiesta e l'eventuale rinvio a giudizio. Le parti offese e le difese degli indagati non hanno rilasciato dichiarazioni al momento dell'esecuzione dei provvedimenti.

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