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Consiglio comunale a Palermo: opposizione abbandona l'Aula dopo il limite di cinque minuti agli interventi
Consiglio comunale a Palermo: opposizione abbandona l'Aula dopo il limite di cinque minuti agli interventi
I gruppi di opposizione lasciano la seduta denunciando un 'bavaglio' deciso dalla maggioranza: sul tavolo criticità finanziarie e nomine nelle partecipate.
La seduta del Consiglio comunale di Palermo si è conclusa con l'abbandono dell'Aula da parte dei gruppi di opposizione dopo che la maggioranza, con la Presidenza del Consiglio, ha imposto un tempo di intervento di cinque minuti per ciascun gruppo. La relazione del sindaco, attesa come avvio di un confronto sui quattro anni di amministrazione, non è quindi stata discussa nei termini che l'opposizione riteneva necessari.
I consiglieri di opposizione hanno ricordato che, due giorni prima, la stessa maggioranza aveva lasciato il sindaco da solo in Aula, facendo saltare la seduta. Secondo l'opposizione, il ritorno in aula dei consiglieri di maggioranza sarebbe servito solo a garantire i numeri e a risparmiare il primo cittadino dalle critiche, creando così l'impressione di un tentativo di mettere il bavaglio alle voci critiche.
Dal contenuto della relazione, spiegano i firmatari, emergono gravi criticità nel sistema delle società partecipate: problemi economici, finanziari e gestionali che metterebbero a rischio il Piano di riequilibrio e i conti del Comune. Gli oppositori sostengono che il deterioramento delle partecipate si traduca in servizi essenziali carenti e in un'ulteriore diminuzione della qualità della vita per i cittadini.
Criticità contabili, tariffe e servizi
Nel documento citato dall'opposizione si segnala anche un aumento complessivo della TARI di circa 29 milioni di euro nei quattro anni dell'amministrazione, somma che ricade sui palermitani. Sullo sfondo restano problemi pratici: zone della città spesso al buio, lavori per le piste ciclabili interrotti, e un livello di sporcizia che favorisce la presenza di gabbiani e topi, secondo l'analisi dei consiglieri critici.
Fra i nodi politici immediati, i consiglieri ricordano le imminenti nomine dei nuovi consigli di amministrazione delle partecipate. Questi incarichi, sostengono, potrebbero essere assegnati a profili competenti e autonomi in grado di avviare il risanamento, ma esiste il rischio che prevalgano logiche di partito e spartizioni basate sul manuale Cencelli, più che scelte tecniche a tutela dei conti pubblici.
L'opposizione ha posto una domanda diretta: quale prezzo politico è stato pagato per ricomporre in Aula una maggioranza che fino a due giorni fa aveva abbandonato il sindaco? I firmatari avvertono che le prossime nomine potrebbero fornire una risposta rapida su questi possibili scambi.
I consiglieri hanno inoltre criticato la crescente insofferenza del sindaco verso chi denuncia malfunzionamenti, e hanno denunciato attacchi non solo alle opposizioni ma anche ai giornalisti che hanno riportato le carenze dell'azione amministrativa. Per loro, una buona amministrazione deve saper ascoltare le critiche per correggere gli errori, non attaccare chi pone le domande.
Con queste motivazioni, i gruppi firmatari hanno scelto di abbandonare i lavori in Aula, denunciando la mancanza di un vero confronto democratico. Hanno anche ribadito la necessità che Palermo sia guidata da amministratori capaci di assumersi responsabilità e di rimediare agli errori, e non da «baroni» che privilegiano logiche di spartizione dei posti.
I firmatari della dichiarazione sono i consiglieri e le consigliere del Partito Democratico: Arcoleo, Di Gangi, Piccione e Teresi; del Movimento 5 Stelle: Randazzo, Amella e Giuseppe Miceli; di AVS: Giambrone e Mangano; di Oso – Controcorrente: Argiroffi e Forello; di Progetto Civico Italia: Carmelo Miceli; del Gruppo Misto: Giaconia e Franco Miceli.
Fact Check
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Fonte:
Verificato il: 11 settembre 2026