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Madonie in emergenza: il Parco chiede alla Regione aiuti straordinari per daini e cinghiali
Madonie in emergenza: il Parco chiede alla Regione aiuti straordinari per daini e cinghiali
Il Consiglio del Parco approva all’unanimità la richiesta di stato di emergenza: danni a boschi, agricoltura e sicurezza, serve una filiera tracciabile.
Cosa è successo
Negli ultimi mesi la presenza di daini e cinghiali nelle Madonie è esplosa, e il Parco ha deciso di passare alle maniere forti. Se vivi o lavori nelle Madonie, lo avrai forse già visto: coltivazioni rovinate, muretti a secco lesionati e animali che si avvicinano sempre più ai centri abitati.
Il Consiglio del Parco delle Madonie, riunito in adunanza aperta con rappresentanti dei comuni e delle istituzioni, ha approvato all’unanimità la richiesta al Presidente della Regione Siciliana di riconoscere lo stato di emergenza. È il punto di svolta: una mossa che cerca risorse e poteri straordinari per affrontare un problema ormai multidimensionale — ambiente, agricoltura, sanità e sicurezza.
Il climax della seduta: numeri, ruoli e tensioni pratiche
Alla seduta hanno partecipato sindaci e delegazioni di tanti comuni (da Petralia Sottana a Cefalù) e figure tecniche importanti: Corpo Forestale, Dipartimento Sviluppo Rurale, ASP, Istituto Zooprofilattico. Il presidente del Parco, Giuseppe Ferrarello, ha illustrato le misure già avviate e le necessità: dal rinnovo del Piano Daini all'ampliamento del contingente dei selezionatori.
Oggi i selecontrollori sono 224, ma il potenziale personale disponibile sale fino a circa 800 unità, includendo gli operatori PRIO. Numeri che dicono due cose: c'è volontà di intervenire, ma servono risorse e coordinamento per farlo in modo efficace e sicuro.
Un punto caldo emerso in aula è la gestione delle carcasse dopo l’abbattimento. Serve chiarezza su eviscerazione, campionamento sanitario, trasporto refrigerato e macellazione per costruire una filiera tracciabile. Il macello di Gangi, autorizzato per la selvaggina e dotato di celle frigorifere, è stato indicato come riferimento operativo: l'Ente Parco ha già il codice ATECO.
Non manca il dibattito sulle possibili destinazioni della carne: con l'ok dell'ASP le carcasse possono alimentare gli avvoltoi, oppure essere destinate all'autoconsumo o alla beneficenza. Già esistono convenzioni, come quella con la Missione Speranza e Carità di Biagio Conte, richiamata in aula.
Danni all'ambiente e ai territori: cosa rischiamo
I tecnici hanno portato dati concreti: danni all'Abies nebrodensis, compromissione delle aree sperimentali e impatti su specie floristiche sensibili come l'astragalo. Nei boschi termofili i suidi alterano la lettiera e gli strati superficiali del terreno, ostacolando la rinnovazione della vegetazione.
Nelle zone classificate C del Parco si segnalano danni a coltivazioni, terrazzamenti e muretti a secco. Nelle basse Madonie gli animali si spingono sempre più vicini ai paesi, e i sindaci — a partire da quello di Cefalù — hanno rilanciato il tema della sicurezza pubblica.
Le proposte pratiche sul tavolo
Tra le soluzioni proposte c'è l'aggiornamento urgente dei piani di gestione redatti oltre dieci anni fa, l'incremento dei selecontrollori e l'adozione di tecniche come le catture in grandi recinti. La necessità è chiara: uniformare formazione e procedure per garantire sanità, tracciabilità e rispetto delle norme.
L'Istituto Zooprofilattico della Sicilia si è reso disponibile per la formazione e per usare alcune sedi come centri di raccolta, mentre la digitalizzazione dei dati è stata indicata come passo fondamentale per il monitoraggio.
La richiesta ufficiale e la speranza del territorio
Dopo l'esame della situazione e l'ascolto di associazioni locali, il Consiglio ha deciso di chiedere ufficialmente alla Regione lo stato di emergenza e risorse straordinarie per il controllo della fauna, l'aggiornamento dei piani e il potenziamento delle strutture. Una richiesta motivata non solo dai danni ambientali e agricoli, ma anche dalle problematiche sanitarie e di sicurezza.
"Ringrazio tutti per la professionalità dimostrata — ha detto Ferrarello — ma oggi non basta più riconoscere la gravità del problema: occorre intervenire." La speranza è che la Regione risponda con decisioni, risorse e interventi adeguati.
Se abiti o passi spesso dalle Madonie, tieni gli occhi aperti: la gestione di questa emergenza cambierà non solo i boschi, ma anche le nostre comunità e le attività agricole. Per ora il territorio ha chiesto aiuto ufficiale; la palla è alla Regione.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 11 settembre 2026