Plaia di Catania, accuse di accesso negato e aggressione: il caso sollevato da Ivan Grieco

Il conduttore pubblica video su presunti rifiuti d'ingresso e minacce; i gestori replicano e il Comune si attiva.

11 settembre 2026 09:57
Plaia di Catania, accuse di accesso negato e aggressione: il caso sollevato da Ivan Grieco -
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Ivan Grieco, conduttore attivo su Twitch e Youtube, ha pubblicato una serie di video-documento denunciando che in più stabilimenti della Plaia di Catania l'accesso al mare sarebbe stato sistematicamente negato a chi non paga. Nei filmati, lui e i suoi collaboratori sarebbero stati fermati dal personale e gettati fuori con presunte minacce fisiche e verbali dall'addetto al parcheggio.

Secondo la ricostruzione diffusa dallo stesso Grieco, il primo video è stato girato presso un noto stabilimento della Plaia, dove il tentativo di entrare senza pagamento sarebbe stato respinto. I protagonisti affermano di essere stati inseguiti «in strada» dai balneari e di aver subito pressioni per cancellare i filmati che documenterebbero come l'accesso libero al mare venga negato.

La replica del gestore interessato

Il gestore del lido citato ha pubblicato un post di chiarimento in cui, mostrando immagini «integrali in nostro possesso», sostiene che l'accesso al mare non è mai stato impedito e che i 10€ indicati riguarderebbero esclusivamente i servizi e le attrezzature dello stabilimento. Nel comunicato si riconosce un errore di comunicazione iniziale, si prende le distanze dai toni adottati da «una persona che collaborava con la struttura, già allontanata» e si afferma che all'interno dello stabilimento «non si è verificata alcuna aggressione».

Proseguimento delle verifiche e altri episodi segnalati

Grieco e il suo team riferiscono di aver continuato l'indagine in altri stabilimenti della costa catanese, riscontrando nuovamente risposte del tipo «non puoi se non paghi». Parallelamente, si segnala che l'amministrazione comunale ha iniziato ad attivarsi e ha preso posizione rispetto all'episodio di presunta aggressione denunciato nei giorni successivi. Al momento, le parti hanno fornito versioni differenti e i materiali video sono al centro del dibattito pubblico.

Questioni sollevate dalla vicenda

La vicenda pone sul tavolo questioni di diritto di accesso al mare, responsabilità dei gestori nelle aree demaniali e procedure di gestione dei conflitti fra utenti e strutture private. Il caso solleva anche interrogativi sul ruolo delle istituzioni locali nel tutelare l'accesso pubblico alle spiagge e nell'accertare eventuali abusi o condotte aggressive da parte di singoli operatori.

Impatto sull'opinione pubblica e prossime mosse

La diffusione dei video ha già innescato dibattito e mobilitazione locale: da una parte la richiesta di intervento perché «questa lobby non può spadroneggiare sulle nostre spiagge», dall'altra l'appello dei gestori a raccontare i fatti «nella loro completezza e trasparenza». Resta centrale il ruolo delle verifiche ufficiali per chiarire quanto accaduto e per stabilire eventuali misure a tutela del diritto dei bagnanti e della corretta gestione degli stabilimenti balneari.

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