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Infarto nei pazienti fragili: lo studio DESC-HBR di Messina presentato al TCT di San Diego
Infarto nei pazienti fragili: lo studio DESC-HBR di Messina presentato al TCT di San Diego
Studio multicentrico su 120 pazienti HBR: riduzione della terapia antitrombotica aumenta la risposta piastrinica ottimale; dati esplorativi presentati al TCT.
Risultati presentati al TCT di San Diego: lo studio randomizzato multicentrico DESC-HBR, ideato e coordinato dal Policlinico di Messina, ha mostrato che il passaggio a clopidogrel e la riduzione della dose di prasugrel si associano a una quota maggiore di pazienti con una risposta piastrinica nell’intervallo ottimale (36,7% vs 15,6% con terapia a dose piena). Lo studio ha coinvolto 120 pazienti ad alto rischio emorragico trattati con angioplastica dopo una sindrome coronarica acuta.
Dettagli dello studio
Lo studio è il primo trial clinico randomizzato multicentrico ideato e coordinato dal Policlinico di Messina, finanziato dal Ministero della Salute con 348.886 euro. I principali investigatori sono Francesco Costa e Giampiero Vizzari (PI e co-PI), con il coinvolgimento del Prof. Antonio Micari (Direttore Emodinamica) e del Prof. Gianluca Di Bella (Direttore Cardiologia). Hanno partecipato altri cinque centri italiani tra cui l’Ospedale Niguarda di Milano, il Policlinico di Genova, l’Ospedale Mauriziano di Torino, GVM Cotignola e l’Ospedale di Rivoli.
A un mese dall’evento ischemico i 120 pazienti identificati come ad alto rischio emorragico (HBR) sono stati assegnati casualmente a quattro strategie: tre modalità di riduzione dell’intensità della terapia antiaggregante e la prosecuzione del trattamento a dose piena. L’endpoint riportato nella presentazione riguarda la quota di pazienti con risposta piastrinica nell’intervallo definito ottimale dallo studio.
I dati comunicati indicano che le strategie di de-intensificazione (in particolare il passaggio a clopidogrel e la riduzione della dose di prasugrel) hanno incrementato la percentuale di pazienti con la risposta piastrinica ritenuta ottimale (36,7%) rispetto alla continuazione della terapia a dose piena (15,6%). Gli autori definiscono questo risultato esplorativo, senza presentare nella sintesi comunicata dati definitivi sugli eventi clinici maggiori come infarto ricorrente, ictus o sanguinamenti maggiori.
Il messaggio principale sottolinea la tensione clinica tra la necessità di prevenire nuovi eventi cardiovascolari e quella di ridurre il rischio di sanguinamento nei pazienti fragili: la personalizzazione della terapia antiaggregante potrebbe migliorare il profilo biologico della risposta piastrinica, ma non è ancora dimostrato che ciò si traduca in un beneficio clinico netto.
La presentazione al TCT, uno dei congressi di cardiologia interventistica più importanti al mondo, mette in evidenza il ruolo della cardiologia universitaria di Messina nella ricerca e nell’innovazione. Gli autori invitano alla cautela e alla necessità di studi più ampi e con endpoint clinici per confermare i risultati.
Per la pratica clinica e la comunità scientifica la strada indicata dal DESC-HBR è quella di ulteriori trial confermativi, con campioni più grandi, follow-up più lunghi e endpoint centrati su MACE (major adverse cardiovascular events) e su episodi emorragici clinicamente rilevanti, prima di raccomandare cambi routinari nelle strategie terapeutiche per pazienti ad alto rischio emorragico.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 06 novembre 2026