La Chiesa palermitana che crollò e rinacque barocca

Chiesa della Gancia a Palermo, nel Kalsa: da grancia del 1426 a barocco con stucchi Serpotta, crollo 1672 e Rivolta Gancia 1860.

07 febbraio 2026 21:00
La Chiesa palermitana che crollò e rinacque barocca - Foto: CarlesVA/Wikipedia
Foto: CarlesVA/Wikipedia
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Nascita come rifugio per pellegrini e appestati

Camminando per via Alloro nel cuore del Kalsa, tra palazzi emirali e vicoli salmastri, inciampi nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, detta "la Gancia": un nome che sa di ospizio arabo, grancia per malati e viandelli fondata nel 1426 da fra Matteo de Gallo. Fuori dalle mura allora, oggi centro storico, nacque come succursale del convento di Santa Maria di Gesù: frati minori osservanti accoglievano pellegrini stremati, appestati del porto vicino, distribuendo pane e preghiere sotto una torre araba riutilizzata come campanile. Nel 1490 papa Innocenzo VIII concede la licenza, e il convento si allarga con chiostri e refettori per 200 frati, mentre la chiesa rinascimentale del XVI secolo si riempie di cappelle nobiliari.

Immagina il vicolo stretto davanti: non piazze barocche, ma odore di incenso e pesce fritto, con il portale del 1530 incorniciato da archi e la Vergine degli Angeli in losanga. All'interno, croce latina con venti cappelle, cantoria sorretta da telamoni dorati, soffitto stellato del '500: un labirinto di stili sovrapposti, da Gagini a Serpotta.

Il crollo del 1672 e il barocco serpottiano

La notte del 2 aprile 1672, un tuono spacca il cielo: la cripta ampliata cede, trascinando transetto, presbiterio e tribune di Berrettaro. Gaspare Guercio ripara alla meglio, ma il restauro del '73 la trasforma in barocco trionfante: affreschi di Tancredi con santi francescani sulle pareti – San Pasquale, Santa Chiara, San Bonaventura – stucchi di Giacomo Serpotta nella cappella dello Sposalizio, con la Sibilla Cumana che annuncia Augusto. Cappelle pullulano di sarcofagi nobili: Sitajolo su sfingi alate, Amari con leoni, Requesens mutilati dal tempo. L'organo La Valle del 1615 ruggisce inni, mentre il Bambinello della Gancia, arrivato da Gerusalemme nel 1719, passa di casa in casa tra famiglie devote fino all'Epifania.

Serpotta firma con monachini birichini e angioletti; Novelli dipinge San Pietro d'Alcantara, Gagini lascia la Vergine di Montserrat tra sante locali. La cappella spagnola di Guadalupe, coi pavimenti lapidi di inquisitori, sussurra storie di eretici come fra Diego La Matina.

Rivolta borbonica e buca della salvezza

Nel chiostro, la campana del campanile arabo suona stormo il 4 aprile 1860: è il segnale della Rivolta della Gancia, patrioti contro Borbone che si rifugiano tra i frati. Gaspare Bivona e Filippo Patti, fingendosi morti sotto cadaveri, scavano la "buca della salvezza" su via Alloro: donne distraggono soldati con litigi, un carrettiere li carica su paglia e fuggono. Fino agli anni '60, palermitani ci pregavano per grazie. Oggi Archivio di Stato occupa il convento, ma la Gancia vive: restauri 2000-2001 la illuminano, matrimoni sotto affreschi, vespri con eco francescano. È Palermo cruda: fede, rivolta, decadenza nobiliare tra marmi mischi e stucchi vivi.

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