Messina: condannato a 3 anni per maltrattamenti alla compagna quasi cieca; lei valuta la riapertura del caso dei genitori
Il Tribunale di Messina infligge tre anni per violenze e minacce; la vittima, rimasta sola dopo la morte dei genitori, chiede verifiche sull'incidente archiviato.
Il collegio della Prima sezione penale del Tribunale di Messina ha condannato a tre anni di reclusione un uomo ritenuto responsabile di una lunga serie di maltrattamenti, minacce e umiliazioni nei confronti dell'ex convivente, donna quasi cieca e madre di figli minori. La sentenza, pronunciata dal presidente Sciglio con a latere Torre e Maccarone, conclude un procedimento che copre fatti riferiti tra il 2019 e il luglio 2023.
Secondo l'impianto accusatorio, accolto dai giudici, la vittima sarebbe stata sottoposta a continui insulti degradanti, pressioni psicologiche e aggressioni fisiche anche in presenza dei figli minori. Tra gli episodi ricostruiti dagli atti processuali: uno schiaffo alla tempia mentre la donna allattava la figlia neonata; il lancio di un piatto di ceramica e di un bicchiere in una lite avvenuta nell'aprile 2023; e, nell'episodio ritenuto più grave nel luglio 2023, lo sputo in faccia seguito da un pugno che le provocò una ferita al labbro e sanguinamento. Negli atti compaiono anche minacce verbali come "altrimenti finisci male" e un riferimento a una decapitazione "come a San Giovanni".
I giudici hanno riconosciuto le aggravanti dei motivi futili e della presenza di figli durante le condotte violente, oltre al fatto che l'autore degli abusi avrebbe fatto leva sulla menomazione fisica della donna per umiliarla e intimidarla. La persona offesa è stata assistita dall'avvocata Cettina La Torre; la difesa dell'imputato è stata curata dall'avvocato Marinella Ottanà.
Il mistero della morte dei genitori
La vicenda giudiziaria si intreccia con un altro capitolo ancora irrisolto: anni prima la donna aveva perso entrambi i genitori in quello che venne ufficialmente classificato come un incidente stradale nelle campagne di Santo Stefano Briga, dove i corpi furono ritrovati all'interno di un'auto precipitata in un dirupo. L'episodio era stato successivamente archiviato dalle indagini, nonostante nella zona fossero note tensioni e presunte vecchie faide legate al mondo agricolo.
Alla luce della sentenza per maltrattamenti e delle nuove esigenze di tutela, la vittima, insieme alla difesa, sta ora valutando la possibilità di chiedere formalmente la riapertura delle indagini sulla morte dei genitori per verificare l'eventuale coinvolgimento di terzi. Al momento non risultano atti di riapertura disponibili: si tratta di una decisione che richiederà la presentazione di elementi nuovi o di una richiesta formale da parte della parte offesa.
La vicenda mette in evidenza più piani di responsabilità e di tutela: da un lato la condanna per una serie di reati commessi dentro la famiglia, con aggravanti riconosciute dal collegio giudicante; dall'altro, la prospettiva di ulteriori accertamenti su un fatto mortale che era stato archiviato. La procura e le autorità competenti non hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche aggiuntive al momento della sentenza.