Da domiciliari a carcere: 27enne di Termini Imerese torna in cella per aver violato le prescrizioni
Arrestato per spaccio a novembre 2025, il giovane è stato trasferito al carcere Burrafato dopo appostamenti dei carabinieri che hanno documentato visite non autorizzate.
Un 27enne di Termini Imerese è stato trasferito nel carcere Antonino Burrafato dopo che l'autorità giudiziaria ha disposto l'aggravamento della misura cautelare. Il giovane, già arrestato per detenzione ai fini di spaccio lo scorso novembre 2025, aveva ottenuto i domiciliari con braccialetto elettronico ma, secondo gli accertamenti, non avrebbe rispettato le prescrizioni imposte.
Dettagli e provvedimenti
I carabinieri del Nucleo operativo radiomobile del Reparto territoriale di Termini Imerese hanno eseguito l'ordinanza di aggravamento a seguito di appostamenti e pedinamenti che, secondo gli investigatori, hanno dimostrato come il regime domiciliare fosse inefficace. Dopo il primo arresto in flagranza dello scorso autunno e un breve periodo trascorso in istituto penitenziario, il giudice aveva concesso il domicilio, monitorato con dispositivo elettronico.
Gli accertamenti dei militari avrebbero evidenziato che il giovane continuava a ricevere persone non autorizzate nella propria abitazione, comportamento ritenuto incompatibile con le condizioni imposte. Dal Comando provinciale si sottolinea che «grazie al tempestivo e dettagliato quadro probatorio ricostruito dai carabinieri, l'autorità giudiziaria ha disposto l'immediato ripristino della misura più restrittiva». Le forze dell'ordine hanno quindi proceduto al tradimento presso la casa circondariale.
Al termine delle formalità di rito il 27enne è stato ricondotto al carcere Antonino Burrafato di Termini Imerese, dove rimarrà in attesa di ulteriori sviluppi processuali. L'ordinanza di aggravamento è motivata dall'inosservanza delle prescrizioni e dalla necessità, secondo il giudice, di tutelare l'efficacia delle misure cautelari e la sicurezza pubblica.
L'episodio evidenzia l'attenzione delle autorità locali nel monitoraggio delle misure alternative alla detenzione e la prontezza nel disporre provvedimenti quando le condizioni imposte si rivelano inefficaci. Non sono stati resi noti ulteriori dettagli sulle persone che avrebbero fatto visita al domicilio né sulle successive iniziative investigative, che potrebbero proseguire per chiarire responsabilità e dinamiche legate alla detenzione e allo spaccio di stupefacenti nella zona.