Intimidazioni a Palermo: pizzeria Ulisse, titolari chiedono «sicurezza vera» oltre alla solidarietà
Dopo l'incendio al portone e una molotov precedente, i gestori ringraziano ma chiedono controlli, presenze e misure concrete.
La pizzeria Ulisse, nel quartiere Tommaso Natale a Palermo, è tornata al centro della cronaca dopo che nei giorni scorsi è stato bruciato il portone del locale, a seguito di un episodio precedente in cui era stata trovata una molotov. I titolari ringraziano la città per la vicinanza, ma lanciano un appello: non vogliono solo solidarietà, ma «fatti reali» fatti di controlli serrati e presenza costante sul territorio.
I proprietari si dicono «davvero grati» per gli attestati di stima e per le cene di solidarietà che si sono svolte, e ricordano i 19 anni di attività: «Non abbiamo creato solo un'attività, ma anche una famiglia», scrivono, ammettendo sentimenti contrastanti tra paura, incertezze, rabbia, ansia e la «voglia di lottare finché possiamo per mantenere la nostra attività», frutto di anni di sacrifici.
Negli ultimi giorni numerose associazioni e rappresentanti politici hanno fatto visita alla pizzeria per esprimere vicinanza: tra questi Antonio Nicolao (vicepresidente della prima circoscrizione), Antonella Ferraro dell’associazione Via La Lumia e D’intorni e Pino Mulè dell’associazione Tecca Vacua di piazza Magione. Molte persone si sono recate al locale per consumare una pizza come gesto di solidarietà.
Visite e appelli politici
Durante le visite, i rappresentanti hanno rilanciato richieste di intervento istituzionale: «Nessuna distanza tra i quartieri e la puzza degli incendi si sente in tutta Palermo. Ecco perché abbiamo sentito il bisogno di andare a magiare una pizza alla pizzeria Ulisse», ha detto Nicolao, aggiungendo che non si può «tornare agli anni '80» e che il governo non deve limitarsi a installare 60 telecamere. L'appello è chiaro: servono uomini e donne in carne ed ossa che garantiscano prevenzione, sicurezza e legalità.
I titolari ribadiscono la loro disponibilità a proseguire l'attività nonostante la preoccupazione, sottolineando però che le parole di solidarietà non bastano se non sono accompagnate da provvedimenti concreti e da una presenza duratura delle istituzioni sul territorio.
Nel comunicato diffuso dai proprietari non sono indicati dettagli su eventuali indagini in corso o provvedimenti presi dalle forze dell'ordine, né sono riportate informazioni su responsabilità accertate relative agli episodi incendiari.
La vicenda riapre il dibattito locale sulla sicurezza dei commercianti e sulla necessità di misure non solo simboliche: gli esercenti del quartiere chiedono alle istituzioni risposte tangibili e una presenza capillare per evitare che intimidazioni e incendi diventino strumenti di pressione sul tessuto economico e sociale della città.