Mafia dei pascoli in provincia di Palermo: sette condanne tra Camporeale e San Giuseppe Jato

Tribunale e Corte d'appello di Palermo condannano sette imputati per controllo di pascoli, prezzi e pastori; pene fino a 13 anni.

A cura di Redazione
11 giugno 2026 06:12
Mafia dei pascoli in provincia di Palermo: sette condanne tra Camporeale e San Giuseppe Jato -
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Il Tribunale e la Corte d'appello di Palermo hanno inflitto sette condanne in due diversi processi per reati collegati, secondo l'accusa, a famiglie mafiose della provincia. I provvedimenti riguardano esponenti ritenuti legati alle cosche di Camporeale e San Giuseppe Jato, con pene che vanno da pochi anni a oltre un decennio per alcuni imputati.

Dettagli delle condanne

Nel primo livello di giudizio il Tribunale ha riconosciuto colpevoli e condannato Antonino Scardino (a 13 anni), Giuseppe Vinci (5 anni) e i fratelli Giuseppe e Pietro Bologna (rispettivamente 5 anni e 4 mesi). I quattro, tutti di Camporeale, erano stati arrestati nell'ambito di un'inchiesta dei carabinieri di Monreale a febbraio 2025.

In Appello, invece, la Corte di Palermo ha pronunciato sentenze per imputati di San Giuseppe Jato: Giuseppe Bommarito ha visto la pena ridotta da 21 a 17 anni tramite il meccanismo della continuazione; il figlio Calogero Bommarito, scagionato dall'accusa di mafia, ha avuto la pena diminuita da 17 a 3 anni essendo giudicato colpevole solo per reati di droga; l'altro figlio, Giuseppe Antonio Bommarito, è stato assolto. Massimiliano Giangrande, anch'egli imputato per fatti di droga, è stato condannato a 2 anni e mezzo. La Corte d'appello è stata presieduta dal giudice Enzo Agate.

Accuse e modalità operative

Secondo l'accusa, gli imputati erano coinvolti nella cosiddetta "mafia dei pascoli", un sistema di controllo del mondo rurale che avrebbe compreso l'imposizione dei prezzi dei bovini e degli ovini in vendita, la determinazione dei luoghi dei pascoli e persino la gestione forzata dei pastori. Le contestazioni sono state formulate sulla base delle indagini dei carabinieri, che avrebbero documentato interferenze illegali nel mercato zootecnico e nell'accesso alle risorse territoriali.

Implicazioni per il territorio e prossimi sviluppi

Le condanne, oltre a colpire singoli imputati, hanno motivi di rilievo per la sicurezza economica e la tenuta del comparto rurale nella provincia di Palermo: il controllo dei pascoli e dei prezzi può incidere sui redditi degli allevatori e sulla libera concorrenza. Le decisioni giudiziarie non chiudono necessariamente la vicenda: potranno essere valutati eventuali ricorsi in Cassazione e proseguiranno, secondo quanto indicato dagli atti, le attività di polizia giudiziaria per ricostruire tutte le responsabilità.

Gli imputati sono stati ritenuti, in parte, appartenenti o legati alle famiglie mafiose locali "secondo l'accusa": la qualificazione di associazione mafiosa rimane un elemento centrale dei processi e della strategia investigativa nella zona interessata.

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