Palermo: 14 misure cautelari per assenteismo, oltre 550 episodi di falsa timbratura contestati

La Guardia di Finanza esegue misure contro 5 messi notificatori e 9 giardinieri della Reset per truffa aggravata e false attestazioni.

A cura di Redazione
30 giugno 2026 09:24
Palermo: 14 misure cautelari per assenteismo, oltre 550 episodi di falsa timbratura contestati -
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La Guardia di Finanza di Palermo ha eseguito un'ordinanza del gip che dispone 14 misure cautelari personali nei confronti di dipendenti comunali e di una società partecipata, nel quadro di un'inchiesta su massicci episodi di falsa attestazione della presenza in servizio. Secondo l'accusa sono oltre 550 i casi ricostruiti di timbrature non corrispondenti alla reale prestazione lavorativa, con reati contestati di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico e falsa attestazione.

Le misure cautelari e le accuse

Il provvedimento dispone la sospensione dall'esercizio del pubblico ufficio o servizio fino a 3 mesi e l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per 5 messi notificatori del Comune di Palermo e 9 addetti giardinieri della partecipata Reset. Le misure sono state emesse dal gip su richiesta della Procura, che coordina le indagini svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza.

Modalità delle indagini

Le indagini si sono sviluppate attraverso analisi documentale, verifiche dei tabulati delle timbrature dei badge, servizi di pedinamento, appostamenti e attività di videosorveglianza. I dati delle timbrature sono stati incrociati con i risultati delle attività sul territorio, facendo emergere una serie di anomalie nella corrispondenza tra presenza rilevata e attività effettivamente svolta.

Come sarebbe avvenuto il sistema illecito

Secondo gli investigatori, i messi notificatori timbravano regolarmente l'inizio del turno e l'uscita per 'servizio esterno' ma in molti casi si recavano invece a casa, outlet, centri commerciali, bar, centri scommesse o mercatini rionali, attestando tentativi di notifica non eseguiti. Alcuni dipendenti risultavano formalmente in servizio mentre andavano a pescare o a coltivare terreni. Per gli addetti Reset la timbratura in entrata e uscita sarebbe stata garantita da colleghi compiacenti che usavano i badge personali degli assenteisti.

I finanzieri riferiscono che il tempo giornaliero sottratto alle mansioni poteva arrivare fino a 5 ore per singolo dipendente. Nel complesso, i comportamenti contestati configurano un reciproco scambio di favori finalizzato ad arrivare in ritardo o ad allontanarsi prima dal luogo di lavoro.

Impatti per i cittadini e il servizio pubblico

La Procura sottolinea il potenziale nocumento per i cittadini, in particolare per le notifiche non eseguite che possono compromettere diritti procedurali e la corretta erogazione dei servizi. La vicenda solleva anche questioni sulla controllabilità delle presenze e sui meccanismi di vigilanza nelle amministrazioni pubbliche e nelle società partecipate.

Prossime fasi e iter giudiziario

Le persone sottoposte a misura sono al momento indagate; la posizione di ciascuno sarà valutata nel corso dell'istruttoria. La Procura proseguirà le attività investigative per chiarire ruoli e responsabilità e per verificare l'eventuale coinvolgimento di ulteriori soggetti o modalità operative.

La vicenda arriva dopo altre inchieste sul fenomeno dell'assenteismo negli enti locali, e mette nuovamente al centro il tema del controllo delle presenze e della trasparenza nella gestione del personale pubblico.

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