‘Pantelleria Terrazzamenti Colti’: opportunità e rischi nel recupero dei terrazzamenti panteschi
L'Ente Parco lancia la manifestazione d'interesse per affidare i terrazzamenti: una sfida tra valorizzazione, inclusione sociale e rischio di speculazione.
Il 26 giugno l'Ente Parco Nazionale Isola di Pantelleria ha pubblicato la manifestazione d'interesse per individuare i conduttori dei fondi agricoli nell'iniziativa sperimentale 'Pantelleria Terrazzamenti Colti'. Scadenza, procedura e finalità sono già fissate: le domande vanno presentate entro le ore 13:30 del 14 settembre 2026 e i terreni sono concessi per almeno 15 anni. Questo annuncio è l'incidente scatenante di una storia che intreccia paesaggio, memoria agricola e futuro economico dell'isola.
L'avviso recupera un problema noto: molti terrazzamenti panteschi sono incolti o abbandonati. Il bando, prosecuzione di un avviso del novembre 2025, nasce per rivitalizzare questi suoli - coltivando capperi, origano, vite, ulivo o avviando allevamenti compatibili - e per favorire l'inclusione sociale e l'occupazione giovanile. Dietro l'azione però c'è una tensione: il paesaggio storico-agrario non è solo terra coltivabile, è anche patrimonio culturale che richiede competenze specifiche e scelte di gestione attente.
Il climax nasce dalle condizioni del bando e dalle aspettative in campo. Possono candidarsi persone fisiche e diverse forme societarie: imprenditori agricoli, società di persone e capitali, comunioni ereditarie e altri soggetti idonei. I proprietari hanno già manifestato la disponibilità a concedere i terrazzamenti per 15 anni ai sensi della Legge n. 203/1982. Ma la durata della concessione, seppur significativa, impone una domanda cruciale: chi garantirà la continuità di interventi colturali e di manutenzione strutturale dei terrazzamenti? Esiste il rischio che l'assegnazione finisca per premiare chi è in grado di presentare pratiche amministrative migliori, non necessariamente chi ha competenze agronomiche o un progetto di recupero sostenibile.
Il bando è inserito nel programma AgriCultura del Parco, che ha tra i propri obiettivi la salvaguardia dei saperi tradizionali e la tutela del paesaggio storico-agrario. Questo quadro normativo offre una cornice positiva: promuovere metodi di gestione, restauro e recupero ambientale che mantengano l'integrazione tra uomo e natura. Tuttavia, il successo dell'iniziativa dipenderà da elementi pratici: criteri di selezione trasparenti, monitoraggio delle attività, incentivi a pratiche ecocompatibili e strumenti di formazione per i nuovi conduttori.
Per chi intende partecipare, la procedura è chiara ma richiede attenzione: l'elenco dei fondi disponibili è nell'Allegato A dell'avviso, consultabile sul sito dell'Ente Parco. La domanda deve essere inviata tramite PEC dall'indirizzo del richiedente a [email protected] entro le 13:30 del 14 settembre 2026, oppure consegnata a mano all'Ufficio Protocollo (Via San Nicola n. 5). Per informazioni è indicato il contatto dell'agronomo di riferimento: Agr. Davide Emma (telefono 0923/569412, e-mail [email protected]). È fondamentale predisporre un progetto che contenga piani colturali, modalità di manutenzione dei muretti a secco e misure per la sostenibilità economica e sociale.
Non mancano le opportunità concrete: riuscire a recuperare i terrazzamenti significa rilanciare produzioni tipiche pantesche, creare lavoro e rafforzare l'identità locale. Un progetto ben strutturato può attrarre giovani agricoltori, turismo lento e filiere corte che valorizzano la qualità e la tracciabilità. Ma perché ciò accada servono garanzie: clausole contrattuali che prevedano controlli periodici, indicatori di risultato e incentivi per innovazioni ecocompatibili. Senza queste tutele, il recupero rischia di essere episodico o, peggio, di favorire pratiche non compatibili con il fragile equilibrio del territorio.
La risoluzione che suggeriamo è duplice e pratica. Da un lato, l'Ente Parco deve adottare criteri di valutazione che premiano progetti di recupero integrato (capaci di coniugare produzione agricola, ripristino degli elementi di paesaggio e inclusione sociale). Dall'altro, la comunità locale e gli stakeholder devono partecipare al monitoraggio: la trasparenza sui criteri di selezione e sui risultati attesi è una difesa contro la speculazione e una leva per la responsabilizzazione collettiva.
Il bando 'Pantelleria Terrazzamenti Colti' è quindi un punto di svolta potenziale: può essere l'avvio di una rinascita agricola e culturale dell'isola, oppure un'occasione persa. Perché prevalga la prima opzione occorrono coerenza, controllo e investimenti in competenze. Se questi elementi saranno garantiti, i terrazzamenti non torneranno solo a produrre capperi e vino: torneranno a essere il segno tangibile di un rapporto sostenibile tra uomini e paesaggio che ha reso Pantelleria unica.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 26 giugno 2026