Superbonus, maxi frode da 560 milioni: indagine della Guardia di Finanza coinvolge anche Messina

Operazione della GdF di Siracusa: 12 indagati, oltre 60 società fittizie e crediti fiscali per 560 milioni, con 22 condomìni in varie province.

A cura di Redazione
11 giugno 2026 10:17
Superbonus, maxi frode da 560 milioni: indagine della Guardia di Finanza coinvolge anche Messina -
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Una presunta maxi truffa sul Superbonus 100% da oltre 560 milioni di euro è al centro di un'operazione della Guardia di Finanza di Siracusa, che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 12 persone. Le accuse includono associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Siracusa, ha deciso l'esecuzione di cinque decreti di sequestro preventivo disposti dal giudice per le indagini preliminari. Secondo gli investigatori il sistema era «sofisticato e pericoloso» e si reggeva su oltre 60 società per lo più ritenute fittizie, prive di sedi operative e di reale struttura imprenditoriale.

I fatti emergono su scala nazionale: sono stati indicati 22 condomìni oggetto di presunti interventi edilizi fittizi distribuiti tra le province di Bergamo, Como, Macerata, Monza Brianza, Padova, Pavia, Roma, Salerno, Siracusa, Varese, Vercelli, Verona e Messina, quest'ultima inclusa fra i territori interessati dagli interventi. Le autorità precisano che gli edifici esistono e che in alcuni casi sono stati eseguiti lavori reali da imprese estranee all'organizzazione; il nodo dell'illecito sarebbe però nella generazione di crediti fiscali inesistenti.

Meccanismo e modalità operative

Secondo la ricostruzione della Procura, la presunta organizzazione sarebbe riconducibile a professionisti lombardi che avrebbero impiegato prestanome per intestare le società coinvolte. L'anello operativo chiave sarebbe costituito da due tecnici della provincia di Chieti, abilitati ad accedere alla piattaforma dell'Agenzia delle Entrate per la cessione dei crediti: attraverso questi accessi sarebbero state inviate oltre 2.000 comunicazioni per la creazione di bonus inesistenti.

I crediti così generati sarebbero stati poi immessi nei circuiti di compensazione, ceduti a terzi o monetizzati tramite ulteriori passaggi societari, consentendo all'organizzazione di trasformare gli incentivi edilizi in un canale di frode fiscale su ampia scala.

Le indagini hanno rilevato l'uso di strumenti contabili e societari finalizzati a offuscare la reale titolarità e la destinazione dei crediti: secondo gli inquirenti, ciò ha favorito la creazione di una catena di trasferimenti che ha reso difficile tracciare la provenienza e l'utilizzo delle somme.

Le misure cautelari ordinate (i sequestri preventivi) mirano a preservare risorse ritenute provento o strumento del reato, mentre l'attività investigativa prosegue per ricostruire la rete dei soggetti coinvolti, individuare eventuali ulteriori cessioni dei crediti e valutare la responsabilità di terzi che avrebbero beneficiato dei flussi.

Le autorità sottolineano il potenziale danno erariale e l'impatto sulla credibilità degli incentivi edilizi: la vicenda evidenzia, a detta degli investigatori, come il meccanismo del Superbonus possa essere vulnerabile a schemi fraudolenti quando non accompagnato da adeguati controlli.

L'indagine rimane in corso. Al momento non sono stati resi noti nomi degli indagati né dettagli sulle persone e le società coinvolte al di là delle informazioni già fornite dagli inquirenti e dagli atti giudiziari.

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