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Operazione sul 'pesce ripieno': medico dell'Asp indagato per presunto traffico di droga verso il carcere di Noto
Operazione sul 'pesce ripieno': medico dell'Asp indagato per presunto traffico di droga verso il carcere di Noto
Sequestrati pesci ripieni di cocaina e marijuana; per la Dda il medico sarebbe stato il canale d'accesso. Interrogatori e provvedimenti in corso.
Un medico dell'Asp in servizio alla casa circondariale di Noto è indagato per presunto spaccio in concorso con l'aggravante mafiosa, dopo il sequestro di una busta contenente pesci "ripieni" di cocaina e marijuana. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Catania il camice bianco sarebbe stato la porta d'accesso della sostanza stupefacente all'interno del carcere.
Le indagini si sono concentrate su un incontro avvenuto tre anni fa tra il medico e una donna nei pressi di una farmacia, incontro in cui la parente di un detenuto avrebbe consegnato la busta con i pesci. Gli investigatori, per ottenere riscontro alle telefonate intercettate, hanno effettuato un monitoraggio a distanza del luogo: alla vista della donna i poliziotti sono intervenuti e hanno proceduto al sequestro della droga e all'arresto della donna.
Durante l'operazione, sempre secondo gli atti, sarebbero partite dal carcere una serie di telefonate senza risposta che hanno alimentato il sospetto tra i reclusi che la donna fosse stata scoperta. Da dietro le sbarre alcuni detenuti avrebbero commentato: «L'hanno arrestata».
Il medico era già stato in passato al centro di accertamenti della procura di Siracusa, poi archiviati. Tuttavia, nei giorni scorsi ha ricevuto la notifica dell'interrogatorio preventivo davanti alla gip Dorotea Catena, dopo che la procura ha richiesto la sua misura cautelare in carcere per l'accusa di spaccio aggravato dall'articolazione mafiosa.
Interrogatori e sviluppi
Ieri il medico, assistito dall'avvocato Raffaele Leone del foro di Siracusa, ha risposto alle domande del pm e della gip, ribadendo la propria estraneità ai fatti, come dichiarato dal legale. Nello stesso giorno si sono svolti altri tre interrogatori preventivi: uno degli indagati ha risposto, mentre gli altri due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
C'è stato anche il rientro in aula di Sebastiano Testa, detto «u stortu», che era sfuggito alla cattura durante il blitz «Oltre il Villaggio» e si è poi costituito al carcere di Piazza Lanza. Difeso dall'avvocato Salvatore Centorbi, Testa si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande.
Intanto l'avvocato civilista Giancarlo Filippo Maria Puglisi, indagato per concorso esterno nell'associazione criminale dedita allo spaccio diretta da Seby Miano «Piripicchio» e Alfredo Blancato «zu Canada», ha ottenuto la sostituzione della detenzione in carcere con gli arresti domiciliari. La gip ha accolto l'istanza dell'avvocato Fabio D'Amico dopo che Puglisi, in sede di interrogatorio di garanzia, aveva ammesso i fatti contestati.
Gli elementi al centro delle contestazioni includono intercettazioni, riscontri investigativi e il sequestro della sostanza occultata nei pesci e, in altri episodi citati dagli inquirenti, in salsicce e calamari. Le accuse e le richieste cautelari della Dda si inseriscono nel quadro più ampio dell'operazione «Oltre il Villaggio», che ha coinvolto più soggetti ritenuti vicini a gruppi attivi nello spaccio in provincia.
Le difese, per ora, mantengono la presunzione di innocenza degli indagati e annunciano l'intenzione di fornire chiarimenti e documentazione a sostegno delle versioni rese. La vicenda resta al centro di accertamenti giudiziari e potrà vedere sviluppi nelle prossime udienze, mentre gli atti saranno valutati dalla Gip alla luce delle contestazioni avanzate dalla Dda di Catania.