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41-bis per Salvatore Verga, il presunto boss della Marinella: coordinava estorsioni via smartphone
41-bis per Salvatore Verga, il presunto boss della Marinella: coordinava estorsioni via smartphone
Il ministero della Giustizia accoglie la richiesta della Dda di Palermo: carcere duro per il 35enne accusato di comandare intimidazioni con kalashnikov e incendi.
Il ministero della Giustizia ha disposto il regime del 41-bis per Salvatore Verga, 35 anni, ritenuto il boss emergente della Marinella, su richiesta della Dda di Palermo. La misura segue l'accusa che Verga abbia coordinato, dall'interno del carcere, una rete di estorsioni e intimidazioni sul territorio.
Secondo l'atto della procura diretta da Maurizio De Lucia, Verga, detenuto nel carcere di Trani, avrebbe impartito ordini tramite smartphone e videochiamate, organizzando richieste di pizzo con minacce anche armate: imposizioni estorsive accompagnate da azioni con kalashnikov, incendi dolosi e l'abbandono di bottiglie di benzina davanti a negozi e aziende. In alcuni casi, agli esercizi venivano lasciati avvisi con la richiesta di 5.000 euro per "mettersi a posto".
Prima dell'adozione del 41-bis, Verga era stato trasferito al carcere Salvatore Soro di Oristano, in regime di isolamento e alta sorveglianza. Le attività investigative e le dichiarazioni pubbliche del procuratore De Lucia avevano innescato uno scontro istituzionale con il ministro della Giustizia Carlo Nordio: De Lucia aveva affermato che "lo Stato ha perso il controllo delle carceri", osservazione che aveva ricevuto la replica e il dissenso del guardasigilli. Nonostante la polemica, la Dda ha mantenuto la richiesta che è stata ora recepita dal ministero.
Misure del 41-bis e impatto pratico
Con il 41-bis il detenuto passa a un regime di carcere duro volto a interrompere la capacità di comandare organizzazioni criminali dall'interno: prevede contatti molto limitati con l'esterno, colloqui più ristretti anche con gli avvocati, controlli più accurati e la possibilità di ricevere un solo pacco biancheria al mese. L'obiettivo dichiarato è ridurre le possibilità di comunicazione che consentano il mantenimento di reti estorsive o di intimidazione.
Le indagini proseguono: nelle scorse settimane, dopo gli arresti eseguiti dai carabinieri — con un ordine di custodia notificato anche in cella a Verga — sono comunque continuate le intimidazioni ai commercianti che rifiutano il pagamento del pizzo. L'attività della magistratura e delle forze dell'ordine rimane focalizzata sullo spezzare i canali di comando e sulle misure di protezione per le vittime sul territorio.
Le decisioni odierne segnano un'accentuazione dell'approccio repressivo nei confronti dei presunti capi che, pur detenuti, mantengono capacità di direzione. Resta aperto il confronto politico e giudiziario sulle condizioni carcerarie e sugli strumenti necessari per prevenire che reati e intimidazioni vengano ordinati dall'interno delle strutture penitenziarie; intanto la magistratura continua le attività d'indagine per ricostruire la rete degli estortori e i responsabili delle azioni violente.