Tribunale di Palermo confisca beni per circa 600.000 euro a pregiudicato di Canicattì

Sequestrati compendio aziendale, veicoli e rapporti finanziari dopo indagini economico‑finanziarie e conferma della condanna.

A cura di Redazione Redazione
01 agosto 2026 12:33
Notizia verificata · Fonte: questure.poliziadistato.it · Vedi fonti
Tribunale di Palermo confisca beni per circa 600.000 euro a pregiudicato di Canicattì -
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La Polizia di Stato ha dato esecuzione il 30 luglio al decreto di confisca emesso dal Tribunale di Palermo su proposta del Questore di Agrigento, disponendo il sequestro di un patrimonio stimato in circa 600.000 euro intestato a un pregiudicato residente a Canicattì (AG). Il provvedimento è stato eseguito dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Agrigento – Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali.

Sono stati confiscati, tra gli altri beni, i seguenti asset individuati dagli investigatori:

  • un intero compendio aziendale
  • 1 motoveicolo e 21 autoveicoli
  • 5 terreni
  • un motore per imbarcazione
  • 4 rapporti finanziari

Dettagli dell'indagine e motivazioni

La misura patrimoniale rappresenta l'esito di un'approfondita attività investigativa degli uffici della Polizia Anticrimine, basata sull'analisi della posizione personale e patrimoniale del proposto e del relativo nucleo familiare. Il Tribunale di Palermo ha ritenuto sussistente la pericolosità sociale qualificata del soggetto, elemento necessario per l'applicazione della confisca preventiva.

Nel corso degli anni il proposto è stato interessato da numerosi procedimenti penali: è stato già sottoposto, nel 1998, alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per reati contro il patrimonio; nel 2004 è stato condannato in via definitiva per riciclaggio; tra il 2017 e il 2018 è stato inoltre destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare per tentata estorsione aggravata e detenzione ai fini di spaccio, reati commessi in concorso con un soggetto legato all'organizzazione criminale denominata "Stidda". Per questi fatti la condanna a quattro anni e quattro mesi è stata confermata dalla Corte d'Appello di Palermo nel novembre 2024.

Le indagini economico‑finanziarie, svolte su un arco temporale significativo, hanno evidenziato una sproporzione rilevante tra i redditi dichiarati e le disponibilità effettive del nucleo familiare. Sulla base di tali elementi il Tribunale ha ritenuto che il patrimonio potesse essere ricondotto a proventi di attività illecite, accogliendo integralmente la proposta del Questore di Agrigento.

L'esecuzione del provvedimento è stata illustrata dalle autorità come un risultato rilevante nell'azione di contrasto alla criminalità e al riutilizzo dei proventi illeciti, sottolineando l'importanza degli strumenti patrimoniali come mezzo di prevenzione e tutela della legalità sul territorio.

L'operazione è stata formalmente comunicata il 1 agosto 2026, segnando un intervento giudiziario e amministrativo connesso alla lotta contro le organizzazioni criminali e al recupero di beni ritenuti frutto di attività illecite.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 01 agosto 2026

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