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Corte dei conti: ex tenente colonnello condannato a risarcire l'Arma per fuga di notizie su Messina Denaro
Corte dei conti: ex tenente colonnello condannato a risarcire l'Arma per fuga di notizie su Messina Denaro
La sezione siciliana della Corte dei conti impone a Alfio M. Zappalà 25.000 euro per danno d'immagine dopo la condanna penale.
Corte dei conti e risarcimento: la sezione giurisdizionale per la Sicilia ha condannato l'ex tenente colonnello Alfio Marco Zappalà a pagare 25.000 euro all'Arma dei carabinieri per il danno d'immagine provocato da una fuga di notizie collegata alle indagini sulla latitanza di Matteo Messina Denaro. La decisione interviene dopo la sentenza penale definitiva che ha inflitto a Zappalà quattro anni di reclusione per rivelazione di segreti d'indagine.
Chi, cosa, quando, dove: l'intervento riguarda un ufficiale originario dell'Arma ma allora in forza alla Dia, il fatto centrale risale al 2019 a Castelvetrano (provincia di Trapani). Secondo l'accusa, Zappalà avrebbe sottratto e diffuso materiali investigativi — in particolare screenshot di intercettazioni — mettendo a rischio il riserbo delle indagini sulla rete mafiosa locale e su un possibile nascondiglio del latitante.
Dettagli dell'indagine
La ricostruzione processuale indica che Zappalà avrebbe ottenuto gli screenshot da un sottufficiale addetto alla trascrizione delle intercettazioni nella Compagnia di Castelvetrano. Quel materiale fu poi inviato via email ad Antonino Vaccarino, l'ex sindaco di Castelvetrano, oggi deceduto. Vaccarino, a sua volta, avrebbe comunicato il contenuto delle captazioni a una terza persona, un impresario funebre citato nelle conversazioni, che veniva rimproverato in merito al funerale del pentito Lorenzo Cimarosa (deceduto nel 2017).
Esito giudiziario e responsabilità patrimoniale
Sul piano penale la sentenza è definitiva: Zappalà è stato condannato a quattro anni per rivelazione di segreti di indagine. Un altro militare, un appuntato che avrebbe concorso nel reato con accesso abusivo ai sistemi informatici dell'Arma, ha evitato il processo con un patteggiamento a un anno, dopo aver ammesso i fatti. La Corte dei conti ha ritenuto che la condotta dell'ex ufficiale abbia prodotto un danno d'immagine all'Arma, giustificando la richiesta di risarcimento patrimoniale per tutelare l'interesse pubblico e la credibilità dell'istituzione.
La decisione della Corte dei conti apre il capitolo delle conseguenze amministrative e patrimoniali per condotte che, pur accadute nell'ambito di indagini sensibili, ledono la fiducia nell'apparato di sicurezza e nelle modalità di gestione delle informazioni riservate. L'episodio richiama l'attenzione sulla protezione delle intercettazioni e sui rischi derivanti dalla fuoriuscita di materiali investigativi in contesti in cui operano soggetti legati a gruppi criminali.
Fonti giudiziarie e processuali indicano come elementi centrali la natura delle conversazioni intercettate — inerenti la famiglia mafiosa locale e possibili nascondigli — e la catena di diffusione che ha portato l'informazione dall'interno della Compagnia a soggetti esterni. La vicenda contribuisce a delineare il confine tra responsabilità penale e responsabilità patrimoniale verso le istituzioni pubbliche coinvolte.