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Università di Messina, seminario sul rapporto tra mafia e politica dalla Prima Repubblica alle stragi
Università di Messina, seminario sul rapporto tra mafia e politica dalla Prima Repubblica alle stragi
Il Centro Studi sulle Mafie ricostruisce i legami tra mafia, politica, servizi e diritto dalla nascita della Repubblica alle stragi del 1992-1993.
Si è svolto nell'Aula Cannizzaro dell'Ateneo peloritano il settimo incontro del ciclo promosso dal Centro Studi sulle Mafie dell'Università di Messina. L'appuntamento, intitolato Per una storia dei rapporti tra mafia e politica nella Prima Repubblica, ha ricostruito l'arco temporale dalla nascita della Repubblica fino alle stragi del 1992-1993, mettendo al centro il nodo dei rapporti tra organizzazioni mafiose e istituzioni pubbliche.
Dopo i saluti istituzionali del Prorettore vicario prof. Giuseppe Giordano, ha introdotto e moderato i lavori il prof. Antonio Saitta, ordinario di Diritto costituzionale. Saitta ha sottolineato come ogni analisi storica del fenomeno mafioso debba necessariamente indagare i rapporti con il sistema politico, per comprendere le dinamiche di potere che ne hanno favorito l'infiltrazione.
Interventi e analisi
Il prof. Luigi Chiara, ordinario di Storia contemporanea e presidente del Centro Studi, ha proposto una lettura che prende le mosse dallo sbarco alleato in Sicilia e individua nella mafia una specifica patologia del sistema di gestione del potere in Italia. Chiara ha richiamato una strategia definita «stragista» già presente in anni successivi allo sbarco e rinsaldata da eventi come Portella della Ginestra, fino alla lunga sequenza di delitti eccellenti culminata con gli omicidi di Falcone e Borsellino e gli attentati del 1993.
Nel corso dell'intervento è stato posto l'accento sulle collusioni tra mafia e parti della politica, dei servizi segreti e di logge massoniche deviate, nonché, in alcuni momenti, su connessioni con settori dell'eversione di estrema destra. L'analisi ha delineato la mafia non solo come sistema di profitti derivanti da attività illecite, ma anche come soggetto in grado di sfruttare collusioni con la sfera pubblica e il potere economico e finanziario per consolidare vantaggi e influenza.
Il prof. Alessio Lo Giudice, ordinario di Filosofia del diritto, ha ripreso i passaggi storici proposti da Chiara per concentrarsi sui nessi tra potere, mafia e diritto. Lo Giudice ha rilanciato la riflessione critica di intellettuali siciliani, in particolare Leonardo Sciascia, per evidenziare le tensioni normative e culturali che hanno reso possibile l'infiltrazione mafiosa nella governance pubblica.
Dai contributi è emersa la rilevanza di un approccio interdisciplinare che coniughi storia, diritto e scienze politiche per comprendere come la mafia abbia contribuito, in diversi momenti, a destabilizzare istituzioni democratiche e a condizionare scelte pubbliche. I relatori hanno segnalato la necessità di valorizzare fonti d'archivio, atti giudiziari e ricerche sul campo per alimentare il dibattito pubblico e le politiche di prevenzione.
L'incontro, parte del più ampio ciclo di seminari del Centro Studi sulle Mafie, si è tenuto il 16 ottobre 2026 e ha attirato un pubblico di docenti, ricercatori e operatori impegnati nello studio della criminalità organizzata e delle sue intersezioni con il potere. Il seminario ha ribadito l'importanza della memoria e della ricerca storica per orientare le risposte istituzionali a fenomeni di criminalità che hanno avuto e possono avere ricadute sulla vita pubblica.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 16 ottobre 2026