Palermo, Cassazione: definitive le condanne per la 'talpa' dei trafficanti alla stazione Resuttana Colli

La Suprema Corte respinge i ricorsi: quattro condanne per corruzione dopo intercettazioni che confermano il patto tra carabiniere e pusher.

A cura di Redazione
03 novembre 2026 09:48
Palermo, Cassazione: definitive le condanne per la 'talpa' dei trafficanti alla stazione Resuttana Colli -
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La Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne per il caso di corruzione che ha coinvolto un carabiniere della stazione Resuttana Colli e alcuni trafficanti di droga. Con la decisione della sesta sezione, presieduta da Gaetano De Amicis, sono stati rigettati i ricorsi di tre imputati e confermate le pene già inflitte in primo e secondo grado.

Nel dettaglio, sono stati confermati: 6 anni e 8 mesi per Massimo Ferrazzano, 5 anni 3 mesi e 10 giorni per Pietro Castrofilippo e 4 anni 10 mesi e 20 giorni per Francesco Daniel Salute. L'appuntato scelto Giuseppe Roccamatisi, arrestato a dicembre 2023 dai colleghi, non ha presentato ricorso: per lui resta la condanna a 4 anni e 2 mesi, con l'attenuante della collaborazione alle indagini.

Le accuse si fondano su numerose intercettazioni che, secondo i giudici, dimostrano un "patto" tra il militare e i trafficanti: i criminali pagavano per ottenere in anticipo informazioni coperte dal segreto istruttorio, compresi alert su arresti e controlli in corso. I versamenti, documentati nei dialoghi, ammontano complessivamente a oltre 5.000 euro; in un caso una bambina avrebbe portato 130 euro al carabiniere, senza essere a conoscenza del contenuto del pagamento.

Dopo l'arresto Roccamatisi aveva confessato di aver chiesto denaro perché in difficoltà economiche, spiegando che i proventi sarebbero serviti per pagare bollette. Gli imputati, tramite i loro avvocati, avevano chiesto la derubricazione del reato da corruzione a induzione indebita a dare o promettere utilità, sostenendo di essere stati costretti dai comportamenti dell'appuntato. La Cassazione ha rigettato questa tesi: i giudici sottolineano che gli imputati non subirono una condotta prevaricatrice ma si accordarono volontariamente, remunerando il militare per ottenere vantaggi illeciti.

Nel provvedimento la Suprema Corte richiama passaggi delle intercettazioni che mostrano la libera scelta degli imputati: emerge il loro disappunto per la scarsa solerzia del militare, la volontà di "non pagare più" e addirittura l'intenzione di "picchiarlo" perché non aveva avvisato di un arresto imminente. Sono menzionate anche conversazioni in cui gli imputati parlano di "stipendi" regolari alla talpa e riferimenti a controlli in corso come "una telecamera in piazza" o persone che "fanno fotografie".

La pronuncia chiude una vicenda iniziata con l'arresto del militare nell'inchiesta di dicembre 2023 e conferma, allo stato attuale, le sanzioni penali per gli imputati. Il caso mette in evidenza una grave violazione della fiducia pubblica da parte di un appartenente alle forze dell'ordine e solleva interrogativi sull'integrità delle informazioni riservate negli accertamenti antidroga.

Gli aspetti procedurali sono ormai definitivi per la Cassazione: non essendovi ulteriori ricorsi ammessi dai destinatari delle sentenze, le pene restano confermate e il procedimento penale prosegue verso l'esecuzione della pena secondo i termini stabiliti dai giudici.

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