Sequestro bis da 700mila a Giuseppe Piraino: l'imprenditore antimafia respinge le accuse

Piraino, già colpito da un sequestro da 3,5 milioni, parla di buona fede e annuncia opposizione nel procedimento per truffa aggravata.

A cura di Redazione
18 giugno 2026 06:18
Sequestro bis da 700mila a Giuseppe Piraino: l'imprenditore antimafia respinge le accuse -
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Un nuovo sequestro cautelare di 700.000 euro è stato eseguito nei confronti di Giuseppe Piraino, imprenditore noto per la sua attività antimafia e ora coinvolto in un'inchiesta per truffa aggravata. Il provvedimento segue un primo sequestro di 3,5 milioni di euro già disposto nell'ambito dello stesso procedimento.

Secondo le dichiarazioni rese dallo stesso Piraino, «nessuno ha nascosto fondi, nessuno ha nascosto conti correnti, nessuno ha commesso delle distrazioni fatte per rubare soldi». L'imprenditore ha ribadito la sua disponibilità a collaborare: "Stiamo facendo opposizione" e «abbiamo messo a disposizione della polizia giudiziaria fin da subito tutti i miei documenti, tutti i miei fondi, tutte le mie proprietà a disposizione».

I provvedimenti sono stati definiti dall'interessato come sequestri cautelari eseguiti nell'ambito di un procedimento penale che dovrà essere deciso in sede processuale. Piraino ha annunciato che intende presentare opposizione e «dimostrerò sicuramente la mia buona fede e il mio corretto uso di quello che è stata la mia società di costruzioni».

Sull'argomento l'imprenditore ha fornito una spiegazione sulla collocazione di alcune somme, affermando che «se avessi voluto distrarre fondi sicuramente non li andavo a mettere su un conto corrente legato a un mio parente così vicino». Con questa dichiarazione Piraino contesta l'interpretazione degli investigatori circa eventuali spostamenti patrimoniali.

Nella sua ricostruzione critica inoltre il quadro normativo e finanziario: secondo l'imprenditore il "sistema diabolico dei crediti" ha impedito operazioni ordinarie come la vendita dei crediti, la compensazione delle tasse e la conclusione dei lavori, costringendo a soluzioni che ora vengono contestate anche da istituti bancari.

Al momento della diffusione di questa nota non risultano pubbliche repliche formali da parte dell'autorità giudiziaria o della procura titolare dell'indagine; il procedimento resta aperto e soggetto alle verifiche tecniche e documentali richieste dagli inquirenti.

La vicenda mette in luce il ruolo del sequestro patrimoniale quale misura cautelare in fase di indagine e richiama la regola della presunzione di innocenza: l'esistenza di provvedimenti restrittivi non equivale a una condanna, che potrà essere pronunciata solo al termine del processo e dopo la valutazione delle prove.

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